In giro per il Medioevo

Nell’epoca della velocità – autostrade dove tutto scorre velocemente, senza la possibilità di soffermare lo sguardo su quello che passa; vie aeree che corrispondono a un itinerario enunciato dal comandante e mai realmente noto al passeggero – percorrere senza fretta una strada statale può essere il punto di partenza per la costruzione di un itinerario personalizzato.

Ridurre la velocità porta ad osservare i luoghi con più attenzione. Guardare con più attenzione, sollecita la curiosità. La curiosità porta alla scoperta. 

Il percorso che propongo è un invito a un viaggio nel tempo, nell’Abruzzo montano a una distanza ragionevole dal presente (la città, la costa, i centri commerciali, le discoteche, insomma tutti i luoghi dell’attualità).

Si presenta come un paese arroccato su un colle. Chi percorre la SS 17 lo vede di sfuggita, al massimo può suscitare un’osservazione (guarda, lassù!). Pochi si fermano. Per quei pochi può diventare un viaggio appassionante.

Se lo si osserva dall’interno, rivela luoghi ricchi di identità e di storia, in cui recuperare la capacità di decodificare quello che la storia ci racconta, riflettere a quello che la modernità ci sottrae, riconquistare il legame con uno spazio concreto e con una dimensione individuale del tempo.

E’ l’invito a lasciarsi attrarre da luoghi e ritmi antichi che “la modernità pone sullo sfondo” (Marc Augé, Nonluoghi, Elèuthera, Milano 2018).

Ribaltare questa prospettiva – ossia porre sullo sfondo per un periodo più o meno lungo (qualche ora, qualche giorno, una vacanza) i “nonluoghi prodotti dalla modernità” – è il richiamo che rivolgo a tutti coloro che Marc Augé definisce “utenti dei nonluoghi” (autostrada, aeroporto, fastfood, supermercato, centro commerciale, ecc.), per invitarlo a recuperare l’identità di ‘viaggiatore’ e a riappropriarsi della lentezza.

Alla fine della visita, chi avrà accolto l’invito saprà di aver percorso un itinerario che è testimone del dialogo perenne tra passato e presente e di esserne diventato, anche se per poche ore, il protagonista.

Il paese non sarà più un gruppo di case arroccate su un colle abruzzesi ma un luogo della memoria, collettiva e individuale.

Il paese dove realizzare l’esperimento si chiama Navelli (potrebbe essere un qualsiasi altro paese lungo le dorsali appenniniche). Un paese, come tanti altri, situato ai margini SS 17 che collega L’Aquila a Foggia. Nome sconosciuto ai più. Sicuramente noto agli intenditori di zafferano. 

Perché Navelli? Perché io ed Elia abbiamo accettato la sfida della sosta e, ormai molti anni fa, ci siamo fermati.

L’invito alla sosta è il frutto di dieci anni di ascolto, delle pietre e del silenzio!

E se qualcuno di voi ha voglia di una sosta di uno, due o più giorni per scoprire il borgo medievale, i percorsi nei dintorni e i paesi nelle vicinanze può prenotare una delle due strutture di Al borgo antico – Navelli: La tana dei conigli e Il fienile.

I nomi che ho scelto conservano la memoria della destinazione originaria degli ambienti! Potete visitarli in anteprima, in Piccoli dettagli per La tana dei conigli e in Il fienile in verde. Non sono case qualsiasi: raccontano una storia!

(ho scattato le foto ieri, passeggiando nel borgo)

TESTO E FOTO: Rosa Rossi


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