Impronte naturali su cartone di recupero

Da sempre, istintivamente, conservo tutto ciò che può tornare utile. Ad esempio, cartoni e cartoncini delle confezioni. Poi li ripongo, in attesa dell’occasione giusta.

Ma capita anche di dimenticare questi preziosi bottini.

È esattamente quello che mi è accaduto con alcuni rettangoli di cartone di cui non ricordo assolutamente la provenienza: qualche giorno fa in cerca di qualcosa, ho aperto il cassetto di un comodino e li ho ritrovati.

Lì per lì, li ho lasciati dove stavano e ho continuato a fare altre cose.

Il pensiero, peraltro, ha cominciato a ragionare, quasi per conto suo. È cartone, un po’ spesso, è vero. Ma potrebbe funzionare. Chissà cosa ne penserebbero gli appassionati di eco print su carta. Probabilmente che si tratta di un esperimento inutile o irragionevole.

Il pensiero, piano piano, nel corso della giornata ha preso corpo.

E così ho riaperto il cassetto, ho riconsiderato i rettangoli di cartone (un po’ più piccoli di una cartolina) e mi sono detta: ‘provare non costa niente’.

Tra l’altro nelle mie sperimentazioni un po’ improvvisate con quello che ho nel giardino – un po’ orto e un po’ frutteto – non ho mai sperimentato la cottura a vapore. La pentola c’è, il cestello per la cottura anche. Ho anche un bagno ferroso da poter utilizzare (il cartone è scuro, forse non è la scelta migliore, ma la sperimentazione è tale anche perché imprecisa, secondo me).

Il vantaggio è che, secondo le indicazioni di chi se ne intende, la ‘lasagna’ – ottenuta sovrapponendo cartone, foglia, carta da forno – a fine cottura deve essere aperta subito.

E proprio per questo sono in grado di mostrarvi i risultati ottenuti con le poche foglie utilizzate (scegliendo le più piccole per rimanere entro le dimensioni del rettangolo).

Alcune impronte sono più decise, altre più incerte: la foglia di pin oak trovata in un piccolo parco di paese ha dato un esito inferiore al previsto, le foglie di rose, di acero e di roverella non tradiscono mai. Anche su un materiale poco ortodosso.

Certamente si può fare di meglio. Sicuramente si può trovare la ricetta giusta (anzi, no, senz’altro già esiste) ma mi piace confrontarmi direttamente con questo mondo anche in modo un po’ improvvisato.

Cosa fare con i rettangoli istoriati dalle impronte digitali? Una volta perfettamente asciutti, meritano una collocazioni a vista! Sarebbe un peccato rinchiuderli nel cassetto!

Accetto suggerimenti!

TESTO E FOTO: Rosa Rossi


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