C’è un estraneo a tavola!

Un tempo nessuna tavola, che fosse addobbata per le feste o per un pasto quotidiano, ne era sprovvista: a fianco del piatto, a sostenere qualche posata c’era sempre il portatovagliolo, generalmente di stoffa ed estremamente personale. Ognuno infatti aveva il proprio.

Oggi nel mondo del mordi e fuggi, nelle società del “super-veloce”, i pasti si sono trasformati in un evento meno significativo, conviviale e addobbato. Le tavole sono quindi apparecchiate con tovagliette all’americana, tovaglie plastificate più semplici da lavare, le stoviglie sono ridotte all’osso, del portatovaglioli non c’è quasi più traccia, spesso il tovagliolo diventa di carta, un usa e getta punta dell’iceberg del consumismo più sfrenato e dello spreco. Addirittura ci sono tavole su cui non si vede più neanche il tovagliolo …

Non è una generalizzazione, non vale certamente per tutti ma molte persone, a detta loro per semplificarsi la vita, si sono liberate di alcuni accessori del passato e il portatovaglioli rientrata nella lista degli epurati.

Un tempo lo si preparava di stoffa, con disegni e ricami, spesso le proprie iniziali o il nome intero. Sono cresciuta in una famiglia di cinque persone in cui, negli anni 70 e 80, si usavano ancora questi oggetti: ognuno di noi ne aveva due o tre con la propria iniziale, tutti rigorosamente cuciti da mia mamma.

Nonostante i tanti traslochi e i cambiamenti della mia vita, sulla tavola il portatovaglioli per me è rimasto un classico, all’inglese un must, alla francese un habitué. Anche  quando (ahimè devo ammetterlo …) ceno da sola sul divano usando un vassoio al posto del tavolo con due posate, un piatto e un bicchiere, il portatovaglioli c’è sempre.

Da mia mamma ne ho ereditati un po’, tutti di stoffa con disegni floreali e, ovviamente, con la mia iniziale. Ce n’è però uno in particolare a cui sono molto legata: non c’è la lettera E ma un papavero ricamato.

Gli sono molto affezionata perché ha circa 35 anni e l’ho fatto io quando ero alle elementari. La mia maestra di scuola ci faceva fare tanti “lavoretti”, generalmente molti utili. Ricordo ancora la fatica che ho fatto a cucire, armata di ago e filo, a soli 9 anni, il disegno del fiore sulla stoffa. All’epoca non avrei mai pensato che quell’oggetto mi avrebbe accompagnato fino ad ora.

Vedo in giro adesso semplici manufatti realizzati dai bimbi a scuola, spesso fatti con la carta e con la plastica per educare i bambini al rispetto dell’ambiente e al riciclo. Però molti di questi oggetti sono fini a se stessi, effimeri e durano poco.

Considerando il mio attaccamento al portatovagliolo “Eletta Handmade”, direi che sarebbe auspicabile aiutare ancora oggi i bambini a creare oggetti duraturi e utili. Cucire, anche solo saper infilare un filo in un ago, è un’attività molto importante che sempre meno persone sanno fare ritenendola inutile, invece continua ad essere fondamentale nella gestione dei propri indumenti in un’ottica di risparmio e consumo sostenibile.

 

Anche voi avete un “cimelio” costruito da piccoli di cui siete orgogliosi? Condividetelo con noi inviandoci le vostre foto.

TESTO E FOTO: Eletta Revelli


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Un pensiero riguardo “C’è un estraneo a tavola!

  1. Hai proprio ragione! Io ho dei quadretti realizzati a mezzo punto, purtroppo non ho le foto, però mia madre ce l’ha ancora appesi al muro. Inoltre, la maestra ci insegnava ad attaccare i bottoni, sembra una cosa banale, ma oggi non tutti lo sanno fare.

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