Di necessità virtù: il legno secondo Marian

Linee precise, macchie di colore improvvise, sfumature di ogni tipo: così si presenta il tavolo su cui espongono Marian e Magda nei mercati a cui partecipano. Sono una coppia internazionale: slovacco lui con un passato in giro per il mondo, prima come giardiniere poi sui velieri e infine nelle stalle ad allevare mucche, italiana lei, con una storia di pittrice alle spalle.

Marian

Si incontrano sotto la Torre di Galata, a Istanbul, dove lei viveva ormai da anni con i suoi due figli e decidono di proseguire insieme il loro viaggio per il mondo.

Così, cinque anni fa, tornano in Italia e si dedicano a un progetto di auto-sussistenza nell’entroterra ligure, risistemando delle terre abbandonate, creando orti e costruendo due yurte, abitazioni mobili tipiche di molti popoli nomadi asiatici.

Si dice sempre di necessità, virtù … Un giorno una necessità impellente costrinse Marian a mettersi in gioco in un nuovo lavoro: aveva bisogno di una ciotolina in cui mettere il cibo per uno dei suoi figli. Non voleva un classico piatto di ceramica preso in un anonimo centro commerciale, voleva qualcosa di particolare che potesse interagire in modo più naturale con gli alimenti. Nelle terre liguri di cui si prendeva cura, trovò un ceppo di legno e cominciò così a lavorarlo.

Nella ex Cecoslovacchia c’è ancora un forte legame tra la natura e l’essere umano” mi spiega Marian “ma anche tra il cibo e il modo di cucinarlo. Parlo di vecchi mestieri della cultura slava.” In passato, dall’Oriente, in particolare dall’India, sono arrivati artigiani del ferro battuto che hanno insegnato agli slavi i segreti di questa arte, la giusta manualità che ha permesso loro di cominciare a lavorare altri materiali, come il legno.

Gioco di luci e linee nel legno

Anche Marian ha vissuto una situazione simile. “Tutto il giro del mondo che ho fatto fino ad ora mi è servito per acquisire le conoscenze per questa nuova attività” mi dice mentre incide un ceppo di legno di fianco al tavolo su cui poggiano decine e decine di mestoli, ciotole di legno e anche qualche dado da gioco. Legni speciali, scelti perché, come dice lui, “sono simpatici a contatto con il cibo” e sono duri, provenienti da piante da frutto come il noce, l’ulivo, il mandorlo, il pruno, il corbezzolo, il gelso, l’albicocco, il tiglio ed anche l’erica (per quanto questa non sia un albero ma un arbusto, ha comunque un legno molto adatto ad essere lavorato).

E ogni tipologia di legno crea mestoli e ciotole dai colori e dai giochi di linee molto diversi fra loro: l’ulivo, ad esempio, si riconosce subito dall’eleganza delle sue linee, il mandorlo, invece, è più ribelle ed originale nei suoi cerchi concentrici, l’erica invece stupisce con macchie di sfumature diverse ed improvvise.

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Marian usa pochi attrezzi per realizzare questi bellissimi oggetti: un’ascia, due sgorbie, una raspa, un piccolo flessibile a giri lenti e uno scalpello. La sua bravura è tale che, ancora di necessità virtù, recentemente ha dovuto lisciare i suoi mestoli senza il flessibile ed è riuscito a levigarli egregiamente. “Ci siamo accorti così che può lavorare anche senza elettricità!” osserva entusiasta Magda.

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La raffinazione del prodotto e la successiva lisciatura con olio evo sono processi molto importanti perché, come dice Marian, “Il grezzo non è per tutti” ma poi aggiunge “quando vedo degli anziani che si emozionano davanti ai mestoli grezzi e mi raccontano i ricordi della loro infanzia nelle vecchie cucine o davanti al fuoco, ci rendiamo conto che questo lavoro è quasi come un progetto culturale.

Dadi

Testo e Foto di Eletta Revelli

Entra in contatto Marian e Magda tramite la loro pagina Facebook


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