Il cielo sopra di noi. Cronaca di un Urban Knitting speciale

Fare la maglia: un’antica e importante tradizione che, nei secoli scorsi, ha rispecchiato interessi diversi in base alle necessità delle popolazioni. Con il nuovo millennio, a partire dai paesi del Nord Europa e dagli Stati Uniti, la maglia ha aggiunto un nuovo “punto di vista” trasformandosi in urban knitting, momento di aggregazione sociale, riqualificazione urbana e protesta cittadina, e catturando in questo modo l’attenzione di sempre più simpatizzanti, neofiti e appassionati di questa antica tradizione.

Il lavoro a maglia può, però, essere molto di più. Può infatti diventare un valido strumento riabilitativo in ambito psichiatrico. Diventa quindi anche attività terapeutica che permette il rinforzo delle abilità di base dei pazienti, aumenta l’autostima personale grazie alla realizzazione dei manufatti e, trattandosi di un lavoro di gruppo, è benefico anche nell’area delle relazioni sociali poiché rappresenta un momento conviviale e di collaborazione tra i componenti del gruppo.

Per tutti questi motivi, sono stata invitata dal CRM (Comunità Riabilitativa a Media assistenza) e dal Centro Diurno di Tradate (Azienda Ospedaliera di Busto Arsizio) a tenere un laboratorio di maglia creativa presso la loro struttura.

Nei primi mesi di attività le pazienti, molte delle quali non avevano mai preso in mano i ferri in vita loro, hanno dovuto pian piano apprendere la tecnica del punto diritto realizzando dei piccoli campioni di maglia. Da dicembre si sono tutte cimentate nelle loro prime pezze.

Condividere gli incontri sferruzzando insieme è stato molto importante per loro ma anche per me: come sempre, con la maglia, si parla, si condividono esperienze e perché no, anche problemi. E’ stato uno scambio notevole, che ha instaurato una forma di fiducia reciproca.

Questo urban knitting era finalizzato alla realizzazione di un cielo stellato con pezze azzurre e blu e stelline gialle, il tutto da applicare su una porzione di un muro comunale all’interno del parco Robinson a Tradate. Oltre alle pazienti, alle educatrici e a me, altre donne hanno voluto partecipare alla creazione di questo muro stellato: iscritte alla associazione Donna Oggi, infermiere del reparto di ostetricia e ginecologia dell’ospedale di Tradate ma anche private cittadine che hanno visto la pagina facebook dell’evento o che mi conoscevano personalmente, come mia zia 94enne di Laveno che, sapute le finalità di questo lavoro, ha subito aderito producendo numerose pezze.

In generale, gli urban knitting sono sempre molto emozionanti e gratificanti. In questo caso specifico è stato davvero speciale perché ho avuto modo di vedere, di settimana in settimana, gli effetti positivi che il lavoro a maglia esercitava sulle pazienti. Il gruppo era costituito da una dozzina di donne che hanno imparato la maglia ex novo,   cosa non è semplice e che, all’inizio, può mettere a dura prova chiunque. Di queste donne, soltanto due o tre hanno rinunciato subito ritenendolo un lavoro troppo complicato e quindi si sono dedicate al taglio e cucito producendo dei pannelli che raffigurassero il cielo dal punto di vista meteorologico (quindi sole, pioggia, neve, arcobaleno).

La maggior parte ha invece perseverato, nonostante la fatica e lo sforzo, riuscendo a creare le loro pezze. Manufatti unici, irregolari, speciali, con qualche difetto, qualche buchino qui e lì, ma rigorosamente liberi perché la libertà era il requisito numero uno per partecipare a questo urban knitting: volevo che tutte potessero contribuire al cielo, senza intervenire troppo sulle loro abilità – tranne quando ovviamente i punti cadevano dal ferro …

La libertà di espressione è stata la chiave di volta di questo urban knitting: ammirando il cielo stellato sul muro del parco, il giorno dell’inaugurazione, riuscivo a rivedere ognuna di loro nella forma irregolare che quella grande coperta aveva raggiunto.

Trovo decisamente stupendo come nella regolarità della parte sinistra dell’installazione, entri con decisione e forza, dal lato opposto, una forma rotondeggiante, un gruppo di pezze che si sono intrecciate tra loro e che rappresentano, per me, la forza stessa di queste pazienti.

Una di loro un giorno mi ha detto, mentre sferruzzavamo insieme. “Se mia nonna fosse ancora viva, ti ringrazierebbe. Lei ci ha provato più volte a insegnarmi ma non è mai riuscita. Adesso io ho imparato grazie a te.”

Oggi, dopo aver inaugurato il cielo, mi sento di rispondere a lei e a tutte le altre donne che hanno partecipato: “Ognuno di noi vive in un proprio mondo, spesso sigillato e inavvicinabile agli altri. Grazie a tutte voi per avermi permesso di entrare nel vostro!”.

Un ringraziamento a tutti i partecipanti e a Tropicallane di Rimini,  sponsor ufficiale dei miei urban knitting.

TESTO E FOTO: Eletta Revelli


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