I colori di novembre. Un weekend di sperimentazioni e riscoperta del territorio

Il primo weekend di novembre, come ogni anno, a Navelli fervono le attività. La raccolta dello zafferano, iniziata a metà ottobre, è agli sgoccioli. All’alba, nei campi, si può assistere al raccolto. Durante la giornata, nelle case, alla sfioratura. 

E’ un lavoro di pazienza  e di grande esperienza. La mani si muovono veloci per separare i tre preziosi fili rossi dagli scarti (il fiore, gli stami gialli, qualche fogliolina e, qua e là, qualche filo rosso sfuggito alla sfioratura. 

E’ un lavoro che attrae gli appassionati che arrivano a Navelli alla scoperta di questa attività preziosa come la spezia che se ne ricava. I campi, le case e, in particolare, la sede della Cooperativa Altopiano di Navelli e quella del Consorzio (grazie al lavoro di Massimiliano D’Innocenzo) divengono veri punti di attrazione. 

Quale momento migliore per le sperimentazioni di Michela?

L’idea di utilizzare gli scarti dello zafferano è ormai di alcuni anni fa. E ad alcuni anni fa risalgono le prime sperimentazioni (e il mio twin set, Michela mi aveva avvertito – ‘guarda che il colore potrebbe non essere stabile’ – ma io avevo voluto rischiare!).

Quest’anno Michela ha voluto sperimentare sul posto ed è arrivata proprio nel weekend giusto.

Naturalmente, quando si tratta di tintura e di stampa, ci sono sempre lavori in corso! Tra una fase e l’altra ci sono lunghi tempi di attesa e capita regolarmente che, mentre si attende di aprire i fagotti, si avviino altri lavori e altre sperimentazioni.

Così Michela è arrivata con una ‘fagottata’ di fagotti (sembra un bisticcio di parole, e lo è,  ma rende perfettamente l’idea!) da aprire. 

L’apertura dei fagotti è così andata di pari passo con il recupero degli scarti, la preparazione del bagno per la tintura dei campioni di lana, l’attesa del risultato. 

Tra una fase e l’altra (i tessuti in maglia di lana dei fagotti stesi ad asciugare, i fiori messi in ammollo, il filtraggio, l’ammollo della lana, l’asciugatura …) ne abbiamo approfittato per qualche veloce escursione sul territorio.

Il filo conduttore principale, naturalmente, non può che essere il colore. Per prima cosa, dunque ci assicuriamo la ‘materia prima’, ossia gli scarti. L’amica Rosella, opportunamente avvertita, ci ha messo da parte gli scarti e, non contenta, ha creato per loro la scenografia perfetta, nella canestra tradizionale! 

Le ambientazioni di Rosella, nel grottino, valgono di per sé una visita: è una sorta di museo e,  rispetto ad un museo, ha il vantaggio della stagionalità, dettata dalle passioni e dal gusto di Rosella.

Una volta messi a mollo gli scarti e atteso il tempo sul fuoco (tenuto molto basso), lasciamo raffreddare il tutto e ne approfittiamo per passare al secondo filo conduttore: la ricerca di particolari in linea con la ‘filosofia’ della tintura naturale e della stampa con materiali vegetali, adottata da Michela (oggetti, particolari architettonici, alberi e foglie).

La prima tappa ci ha portato a Bominaco. L’oratorio di San Pellegrino e la Chiesa di Santa Maria Assunta non stancano mai, si vedono ogni volta come fosse la prima e ogni volta l’attenzione cade su qualcosa di assolutamente speciale, come la raffigurazione di una figura femminile con un abito che ci regala l’immagine della moda del tempo.

A Prata d’Ansidonia, Il Borgo dei Fumari è un angolo di gusto, non solo gastronomico ma anche artistico. Lo apprezziamo anche nelle piccole cose, come la rastrelliera che mette in bella mostra una serie di pentoline in alluminio, vecchi giochi d’altri tempi. 

Nei tre giorni trascorsi insieme, tra una fase e l’altra, abbiamo avuto anche modo di percorrere un itinerario ormai consueto, dalla piana di Navelli fino a Campo Imperatore, con alcune soste strategiche.

Facciamo la prima sosta a prima a San Cipriano, un gioiello medievale che vale la pena di vedere anche se, purtroppo, solo dall’esterno (nei pressi, peraltro, scopriamo un bellissimo acero dalle foglie quasi completamente rosse e, su una foglia, una mantide religiosa). Castelvecchio Calvisio è un paese unico per la sua struttura arroccata a forma di ellissi sul colle e una miniera per fotografare particolari che raccontano la vita e l’abbandono.

Nel tragitto che da Castelvecchio Calvisio ci porta a Campo Imperatore, facciamo una breve sosta a Castel Del Monte dove acquisto due matasse di lana locale nella bottega sulla piazza (è sempre interessante provare la tintura su lane diverse).

Poi il paesaggio prevale. La sorpresa di stagione è rappresentata dalle macchie gialle tra il verde degli abeti. Da lontano creano una bellissima macchia di colore, da vicino possiamo verificare che si tratta di larici, tipici della zona alpina e utilizzati, con ogni probabilità, per il rimboschimento. 

Quelli piccoli devono essere nati in modo spontaneo, a conferma di un rimboschimento ben riuscito.

Quando torniamo ai nostri pentoloni, ci rendiamo conto che il verde ottenuto dagli scarti è decisamente diverso da quello ottenuto in precedenza. Per la verità, le sfumature di verde sono tante. Si tratta a questo punto di capire quali sono le variabili (la lana, la stagione, il tempo di ammollo, ecc.). 

Con i campioni realizzati cercherò di realizzare comunque qualcosa, magari abbinandoli in un patchwork speciale. 

Michela ha già in mente come proseguire la sperimentazione, anche se – prudentemente – tace sui possibili sviluppi. Ma si è assicurata un prezioso quantitativo di scarti da riportare con sé in Romagna.

Io, per quanto possibile, continuerò a provare con i miei avanzi. Sicuramente, come è normale per le tinture vegetali, ogni bagno darà una sfumatura diversa. A garanzia di unicità del prodotto finale. 

 

TESTO E FOTO: Rosa Rossi 


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