Gli Itinerari di Al borgo antico – Navelli. Il borgo medievale

Il primo itinerario che vi proponiamo è d’obbligo: il borgo medievale di Navelli.

Potete scegliere due percorsi: entrando da Porta Santa Maria ( 50 m a destra de La tana dei conigli e de Il fienile (Al borgo antico – Navelli) o da Porta Castello, alle spalle di Palazzo Santucci (150 m circa).

Nel primo caso vi potete addentrare nei vicoli fino ad arrivare su Via Macello (che in realtà è quasi una scalinata che collega Porta Castello a Nord e Porta San Pelino a Sud, il cuore del borgo, un tempo pieno di attività artigianali e commerciali (macellumè il termine latino per indicare il mercato) di cui si intravedono le tracce nelle numerose case bottega.

Nel secondo caso, dovete risalire a Piazzale San Sebastiano e imboccare la strada in discesa accanto al Palazzo per trovarvi all’imbocco di Via Macello. Guardando il muro che si affaccia davanti a voi, potete riconoscervi i segni dell’originario Castello di epoca federiciana, sostituito a Navelli dal Palazzo rinascimentale.

Potete girovagare tranquillamente tra i vicoli, tenendo sempre come punto di riferimento Via Macello, alla scoperta delle strutture architettoniche del passato: viuzze, case, ricoveri per gli animali, finestre molto piccole, volte, sottopassi, scalini di tutte le dimensioni, le ‘pilucce’ per dare da mangiare agli animali di ritorno dalla campagna. Il colore dominante è quello della pietra locale.

Potete anche osservare le strutture interne delle case: resti di camini, di credenze, il forno, la bottega del macellaio (riconoscibile dalle piastrelle di inizio Novecento).

Passeggiando tra le viuzze potete rendervi conto che alle case più semplici si alternano palazzi signorili, segno di prosperità (dovuta in buona parte allo zafferano, introdotto secondo la tradizione nel XIV secolo).

All’esterno di Porta Santa Maria potete osservare la scritta che indicava il luogo dove si fermava il banditore per annunciare i fatti importanti, i giorni di mercato, ecc.

Il borgo è disabitato: anche le case ristrutturate sono chiuse, nella maggior parte dei casi tornano a essere popolate per brevi periodi durante l’estate.

L’emigrazione del secondo dopoguerra e la scelta di tornare a costruire nella piana (gli anni Sessanta hanno pesantemente modificato il territorio in termini di scelte abitative e architettoniche) hanno definitivamente contribuito al declino del borgo che ancora fino agli anni Settanta del secolo scorso era pieno di vita anche grazie agli emigrati ‘canadesi’ che tornavano (e tornano) con una certa regolarità.

La domenica mattina potete approfittare per vedere l’interno della Chiesa parrocchiale intitolata a San Sebastiano, una struttura molto particolare con l’entrata principale sulla navata di sinistra (facilmente raggiungibile da Porta Santa Maria), originariamente romanica con interventi successivi di epoca barocca. E’ stata recentemente riaperta a seguito dei lavori di sistemazione, consolidamento e ristrutturazione resisi necessari in seguito al terremoto del 6 aprile 2009 come sta avvenendo in altre zone del centro storico.

Il borgo è percorribile in tutta sicurezza con l’unica eccezione della zona di Porta Villotta (EST), la prima a subire gli effetti dell’abbandono, a inizio Novecento.

Quando arrivate a Porta San Pelino (le cosiddette Mura Rotte), potete imboccare sulla destra lo slargo che permette di risalire a Porta Santa Maria da Via Urbana. Da questa prospettiva potete ammirare la Loggia di Palazzo Cappa e, sulla sinistra, l’entrata di palazzo Marchi Piccioli (il cosiddetto Quartiere).

Una raccomandazione: quando entrate per Porta Santa Maria, guardate in alto. C’è un nido di rondini che si popola ogni anno in primavera.

Una curiosità. Proseguendo da Porta Santa Maria per circa 50 m, a destra, su una parete in pietra, c’è una finestra di foggia arabeggiante, segno di fusioni secolari.

Per chiudere il percorso vi consigliamo di proseguire per circa 100 metri sulla strada di accesso a Piazzale San Sebastiano. A destra trovate un sentiero che si inerpica su Colle San Nicola (sono pochi metri). Arrivati in cima, avete un magnifico panorama a 180°sulle montagne verso il Gran Sasso, la Majella e il Velino. È il panorama perfetto per comprendere il sistema optometrico che metteva in contatto i castelli federiciani (XIII sec.), da una cima all’altra. Guardate bene. Verso Nord Est, nelle giornate limpide, potete vedere Rocca Calascio. Verso Nord Ovest, potete vedere il castello di Bominaco (più vicino e dunque più facilmente visibile!).

Considerate queste indicazioni piccole anticipazioni sui prossimi itinerari.

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TESTO: Rosa Rossi

FOTO: Elia Palange


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