Giardino disordinato di febbraio

Dopo giorni e giorni di gelate notturne, la temperatura si è alzata. La giornata è luminosa.

È il momento giusto per qualche intervento nel nostro giardino disordinato. Sono interventi indispensabili. La potatura delle rose e quella degli alberi da frutto. 

Mentre Elia procede con la potatura delle rose, mi diverto a osservare cosa c’è di nuovo. Fino a qualche giorno fa, complici le gelate notturne, si vedeva poco o niente.

Tutto riposava ancora, a parte la calendula che mostra già i suoi fiorellini gialli e il crocus sativus che, in questo periodo sviluppa una chiama folta delle sue lunghe foglie filiformi.

Oggi la situazione è diversa. È fiorita la prima pervinca nel luogo più riparato, il muro di pietre accanto alla casa! 

Mi metto in perlustrazione, partendo dall’aiuola che in realtà è nata come un piccolo ripiano delimitato da un muro a secco per controllare la pendenza del nostro giardino. 

Ci sono da sempre i gigli che, in questo momento, mostrano solo le foglie, un poco arrossate. Accanto stanno spuntando le foglie dei narcisi. La terra in quest’ultima settimana si è scaldata. 

La peonia sta cominciando a mettere le gemme. Il resto del fiore secco è ancora al suo posto.

Nel prato, spuntano mazzi di foglie filiformi che si assomigliano un po’ tutte e che faccio fatica a distinguere in questa fase.  Escludo con sicurezza che si tratti di crocus sativus: le foglie sono molto più lunghe. Inoltre, è pur vero che le piante si muovono, ma non a questa velocità e, soprattutto, non quelle da bulbo come i crocus!

Rimangono due ipotesi. Potrebbero segnalare il risveglio dei muscari e della stella di Betlemme, entrambe presenti già negli anni passati. 

Devo attendere per verificare. Il giardino lasciato disordinato riserva sempre qualche sorpresa e alcuni generi, come muscari (Muscari neglectum) e Stella di Betlemme (Ornithogalum umbellatum), entrambe Liliaceae, si moltiplicano e si diffondono.  

Nel ripiano superiore – il giardino in pendenza mi fornisce un modo casalingo per tenermi in esercizio – un grande vaso di terracotta si è definitivamente rotto ma ancora si mantiene ‘in piedi’. Contiene una pianta di cui non conosco il nome. In paese chiamano i suoi fiori ‘violette’ ma violette non sono. Ce n’è almeno un vaso fuori da ogni casa abitata del paese e residui anche in quelle – tante – disabitate. È  una di quelle piante che ‘cresce da sola’ e di cui si intravedono già i fiorellini rosa, nonostante il disastro imminente del grande vaso. Forse posso cercare ancora di recuperarlo, legandolo all’esterno con uno spago robusto e rinviando il problema di eliminarlo all’anno prossimo. Mi dispiace sempre buttare i vasi di terracotta.

Sul muro a secco, la bocca di leone (Antirrhinum majus) comincia timidamente a fiorire. Ecco, questa piantina è stata la vera sorpresa: stava bene arroccata sul muro esterno della casa e già a novembre ne ho scoperto un nuovo esemplare su questo muro a secco dove adesso sta iniziando a mostrare la fioritura. Spero che non sia troppo presto. In questo periodo dell’anno le gelate sono sempre in agguato.

Lungo lo stesso muro si alternano vari generi di Sedum. Non so attribuire il nome a ciascuno ma fanno parte integrante del muro: alcuni erano qui già prima che il giardino diventasse nostro, altri sono frutto di riproduzione per talea. Ogni volta che ne troviamo un esemplare in giro (anche nelle passeggiate lungo le strade che portano a Campo Imperatore) ne raccogliamo un pezzetto e lo mettiamo a  dimora. E questo muro a secco che nel pomeriggio è scaldato dai raggi del sole è particolarmente adatto a questo genere di piante (Crassulaceae).

Nella parte alta del giardino, dove la pendenza diventa veramente difficile da gestire, abbiamo deciso di mettere a dimora alcune piantine di lillà lungo il muro a secco che fa da confine con il terreno del vicino. Speriamo in questo modo di contrastare l’avanzata dell’ailanto che tende a propagarsi, distruggendo gli alberi locali (i mandorli in particolare). Il vicino sostiene che fa ombra. Opinioni. Noi continuiamo a contrastarlo in modo naturale. Vista la pendenza, questa sezione è il regno dei cardi, della salvia sclarea, della carota selvatica e, da quando ho raccolto nei dintorni i semi, del guado (Isatis tinctoria).

Proprio grazie alla presenza del guado, che di anno in anno si consolida, ho aderito a Coltivare il colore  il progetto recentemente lanciato da Paola Della Pergola: il progetto parte da Como ma può diventare occasione di condivisione di esperienze in giro per l’Italia. 

 

TESTO E FOTO: Rosa Rossi


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