FREEDHOME: la Libertà è per tutti!

L’Italia è una democrazia fondata sul lavoro” dice a chiare lettere la nostra Costituzione.

Il concetto vale per tutti perché, senza un lavoro, la vita di una persona può essere devastante e il passo per lasciarsi cadere nel baratro molto breve. La Costituzione parla per tutti, anche per coloro che hanno sbagliato, come i carcerati. Sì, i carcerati perché senza un lavoro, come potranno mai riscattare la loro vita una volta usciti di prigione?

Questo è il principio su cui da anni si basa il lavoro di alcune cooperative sociali impegnate nel reinserimento professionale di detenuti dei carceri italiani. Nel tempo sono diventate una realtà così consolidata (13 cooperative che spaziano da nord a sud) da essersi riunite l’anno scorso sotto un unico brand, FreedHome che, tra l’altro, sta per aprire un negozio nel centro di Torino.

Dietro le sbarre, donne e uomini di ogni età e nazionalità si cimentano nell’apprendimento di una nuova professione che, una volta fuori, diventa la chiave di volta anche per un reinserimento sociale.

Molto azzeccata è la scelta dei nomi, molto ironici, di queste cooperative: si va ad esempio dalla Banda Biscotti (Verbania e Saluzzo) ai Semi di Libertà (Roma), dai Brutti e Buoni (Aosta) ad ExtraLiberi (Torino), da Dolci Libertà (Busto Arsizio) fino a Sprigioniamo sapori (Ragusa).

In carcere il tempo non passa mai, se si rimane con le mani in mano, la mente non smette di pensare e il senso di esclusione, la rabbia, il desiderio di vendetta la fanno da padroni e in questo modo il carcere continua a riprodurre se stesso all’infinito. L’alternativa è spezzare questo circuito dando fiducia a questi progetti che, proprio come l’aspetto geografico, sono molto diversificati tra loro offrendo un’interessante pluralità di prodotti d’eccellenza.

  • Banda Biscotti: frolle e non realizzati con prodotti locali (farina e burro d’alpe piemontesi) ed equo-solidali (cacao e zucchero di canna di Altromercato).
  • Rio Terà dei Pensieri (Venezia): dal 1994 gestisce l’Orto delle meraviglie, un laboratorio di cosmetica, uno di serigrafia e un altro di recupero di PVC con cui producono le “Malefatte”, borse in plastica riciclata.
  • ExtraLiberi: abbigliamento e accessori rigorosamente 100% galera.
  • Brutti e Buoni: pane, grissini e biscotti sfornati in un carcere sotto le montagne della Val d’Aosta.
  • Cibo Agricolo Libero (Roma): prendi quattro detenute e un ristoratore, aggiungi 200 litri di latte bio a km0, il risultato sono 20 kg al giorno di quattro tipi di formaggio e una ricotta! Nasce così il primo caseificio dietro alle sbarre!
  • Semi di libertà: produttori di una birra speciale che, oltre alla bontà del gusto, è talmente carica di bontà “sociale” da aver creato un Progetto Pedagogico in cui sono coinvolti studenti liceali, accompagnati da educatori alla scoperta del mondo delle sbarre per una maggior consapevolezza e rispetto verso le regole di vita sociale.
  • Vale la pena: un vigneto nella Casa Circondariale di Alba dove si produce, in collaborazione con gli studenti dell’Istituto Enologico di Alba, un eccellente rosso da tavola.
  • Lazzarelle: le detenute napoletane riscattano la loro vita a suon di chicchi di profumato caffè macinato.
  • O’Press: nel carcere di Marassi-Genova ci si dà alla musica realizzando le T-shirt “Note di De André” con citazioni di numerosi cantanti italiani, da De André a Battiato, dai Subsonica a Vasco, che hanno sposato il progetto.
  • Dolci Libertà: un mare di cioccolato cola tra queste quattro mura sottoforma di tartufi, tavolette, creme spalmabili e draghe, insieme a panettoni, colombe e dolci gluten free.
  • Sprigioniamo Sapori e L’Arcolaio: due laboratori di tradizioni sicule che sfornano torroni e altri dolci tipici di mandorla provenienti da agricoltura biologica e a km0.
  • Jail Design: un laboratorio piemontese (Cuneo) in cui si producono arredamenti da interno, esterno, allestimenti e si restaurano mobili di ogni tipo.

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Perché aiutare i delinquenti? Hanno fatto quel che han voluto e dobbiamo pure aiutarli?” potrebbe essere il primo pensiero della parte più egoista della nostra società. Cominciamo con il ragionare di denaro sonante: secondo la Corte di Strasburgo, un singolo detenuto ci costa 3.700 € al mese. Evitare che incappino nelle recidive vuol dire un grande risparmio economico. Ma anche un grande risparmio in costi sociali, ossia tutto ciò che coinvolgerebbe i tanti reati evitati.

Ma soprattutto il perché lo lasciamo spiegare dalle parole della lettera scritta da un detenuto.

A tutte quelle persone che ci giudicano, a quelle che non combattono la vita dura, a quelli che riescono ad arrivare alla fine del mese senza nessun problema, all’alta borghesia mi voglio rivolgere, non giudicate un detenuto, non giudicatelo e tantomeno non emarginatelo, si commettono errori e se siamo detenuti vuol dire che la nostra pena la stiamo scontando.

Testo di Eletta Revelli

FreedHome


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