Filastrocche, cappelli e storia del costume

Il primo incontro con Silvia Ronconi è avvenuto durante una visita alla Mostra Internazionale dell’Artigianato che si svolge ogni anno a Firenze. L’80° edizione, per essere esatti (2016). 

Quando ci siamo trovati davanti il piccolo spazio dove aveva riprodotto in miniatura un laboratorio di modisteria, con tutti gli attrezzi del mestiere, siamo rimasti incantanti. Abbiamo scattato qualche foto, spiegandole il perché della nostra visita e abbiamo cominciato a parlare. Silvia lavorava – stava terminando di rifinire un cappello di paglia da consegnare da lì a poco – e intanto ci raccontava del suo lavoro controcorrente, rispetto a un mondo in cui imperversano cappucci e berretti di fattura industriale. Per farla breve, dopo aver scoperto che il suo laboratorio si trova a metà strada tra le città che sono i nostri punti di riferimento, la conversazione iniziata allora, non è mai terminata e il tragitto consueto tra Navelli (AQ) e Viterbo si è arricchito di una tappa intermedia, Terni.

Alla base, oltre a un’istintiva simpatia che si è andata confermando con il tempo, c’è la curiosità per tutto ciò che è lavoro tradizionale e artigianale e una sorta di mania per i cappelli –  per qualche motivo li adoro, conservo gelosamente quelli della nonna, del nonno e del babbo e ogni tanto li compro – e averne alcuni tra i miei accessori mi fa fantasticare su quello che forse avrei voluto essere e non sono mai riuscita ad essere (forse proprio per assomigliare alla nonna e alla mamma che in gioventù avevano uno stile completamente diverso dal mio, diventata adulta tra anni Sessanta e Settanta del secolo scorso). 

Insomma da quel momento, ogni tanto ci incontriamo e a ogni occasione ci fa piacere immortalare – Elia con le foto e io con le parole – il suo lavoro che, tra l’altro, nasce in modo del tutto speciale, da una formazione teatrale. Un abbinamento originale e interessante.

Proprio la combinazione di artigianato e teatro, mi ha fatto pensare a coinvolgerla nella realizzazione della Fabbrica dei giocattoli durante la prima edizione del Caffeina Christmas Village, durante il quale ogni occasione per intrattenere i bambini è preziosa, soprattutto se serve per proporre loro la storia delle cose, di come nascono, di quanta manualità serve per realizzarle. Le attività tradizionali, i giocattoli artigianali e  i giochi fai da te sono per forza di cose al centro dell’organizzazione del Village. 

Parlando insieme della possibilità di realizzare qualcosa, è nata l’idea di creare una performance dedicata all’arte di fare cappelli. Silvia, naturalmente, aveva già nel cassetto qualcosa di pronto – alcune filastrocche – per dare vita a un bel pomeriggio per tanti bambini (anche mamme, per la verità!) incuriositi.

Naturalmente, entrambe sapevamo che non sarebbe finita lì: prima o poi l’idea andava ripresa e sviluppata. Le idee, si sa, hanno bisogno di tempo per maturale, come le mele sull’albero!

Ed ecco, pochi giorni fa, mi ha fatto una sorpresa: mi è arrivato l’invito per una conferenza spettacolo a Bolsena.

Che c’entra Bolsena? C’entra eccome: per tutta la stagione primaverile estiva Silvia e Giovanni hanno aperto la loro bottega sul Corso di Bolsena, per di più a pochi metri di distanza dalla Libreria Le sorgenti di Katia Maruelli!

L’invito è un’occasione imperdibile!

Perché il bello di una performance come quella che propone Silvia è che può modificarsi, adattarsi, arricchirsi. 

Perché è un’occasione per incontrare di nuovo Katia, che si appresta a dare una svolta alla sua vita lavorativa dopo aver dato vita per anni e anni alla Libreria Le sorgenti.

Perché l’ambiente (la sala teatro della Libreria Le sorgenti) è suggestivo.

Perché l’orario è perfetto per programmare di rimanere a cena in quella che è una libreria ma è anche un’osteria con proposte gastronomiche interessanti. 

Il pomeriggio si rivela divertente e, soprattutto, foriero di altre idee da sviluppare.

La novità più importante della performance che ruota – come nel caso della rappresentazione in occasione del Village –  intorno alle filastrocche è rappresentata dalla divisione in scene, intervallate da alcuni brevi interventi di Tosca Guarino sulla storia del cappello e del suo uso nella moda. 

Mentre seguo incuriosita la scena, scattando foto improbabili e decisamente sfocate, già vedo possibili sviluppi di questa nuovo ‘messa in scena’.

A fine serata, ho già avuto modo di formulare e avanzare qualche ipotesi per arricchire e precisare il progetto. 

Solo il giorno prima, stavo parlando proprio di un progetto di letture dedicate alla moda con Elena Cacciatore  che anima con squisita eleganza le presentazioni della Libreria Caffeina (e di cui conosco la inestinguibile passione per i cappelli!). 

Ho come l’impressione che il team sia destinato a crescere e le occasioni di incontro a moltiplicarsi.

 

TESTO E FOTO: Rosa Rossi


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