È giunto il momento di seguire un corso speciale …

Quando ho scoperto gli ultimi post di India Flint sul suo profilo Instagram non ho resistito. Sono andata a curiosare sul sito, per studiarmi i nuovi corsi che sta proponendo e capire se avrei realmente la possibilità di seguirne almeno uno.

La presentazione è allettante e la fruizione semplice: ciascun corso è online e in un’apposita sezione del sito India, rispondendo alle domande più frequenti, spiega come iscriversi, sciogliendo eventuali dubbi sulla possibilità di seguire il corso anche più di una volta. 

Iscriversi significa, in pratica, avere la possibilità di assistere al corso tutte le volte che si vuole. 

Il desiderio di partecipare scatta immediato.

Non posso però non pormi alcune domande. 

La prima è ‘ne varrà realmente la pena, conoscendo già i suoi libri (Eco Colour, 2008, e Second Skin, 2011) e avendo la possibilità di sfogliarli ogni volta che lo desidero?’. A questa domanda mi rispondo: sicuramente sì. Per quanto il mio rapporto con la carta stampata sia un rapporto privilegiato, avere il supporto delle immagini e del sonoro, è un’altra cosa.

La seconda è: ‘Sarò in grado di seguirli?’.

Qui è il vero problema. 

Il mio rapporto con la lingua inglese è difficile. 

Sono nata e ho frequentato le scuole quando la lingua più insegnata in Italia era il francese. Nel momento di iniziare le scuole medie di recentissima istituzione – vuoi per il caso vuoi per l’ostilità di mio padre nei confronti della lingua inglese (che non ho mai capito), il quale potrebbe avere fatto la scelta senza neppure chiedermelo (erano decisamente altri tempi!) – non si è neppure posta l’opzione.

Ho in generale un rapporto difficile con le lingue parlate (dopo avere praticato per tutta la vita lavorativa le lingue classiche come studio e come professione), con l’unica eccezione del portoghese brasiliano che ho imparato dal vivo e che ho sempre praticato grazie all’amica Brigitte con la quale parlo sempre in portoghese.

A un certo punto, l’essermi ritrovata nonna di nipotini inglesi mi ha fatto sperare di recuperare il deficit.

Macché, niente da fare: sono stata al passo con i nipotini per un paio d’anni. 

Dopodiché, mi hanno sorpassato, lasciandomi arenata nelle mie difficoltà linguistiche (con l’unica soddisfazione di contribuire in modo consistente al loro bilinguismo). 

Insomma, sono un disastro. 

Ma non mi arrendo. Leggo, lentamente ma riesco a leggere, soprattutto i libri che trattano di argomenti a me vicini (le piante, i colori, le tecniche artigianali che mi interessano direttamente). Più difficile leggere opere di narrativa. Ma tale è la passione per i libri che spesso ho sia la copia in italiano sia quella in inglese dei testi, con oggettive difficoltà di spazio.

Il vero problema è l’ascolto. Ogni occasione è buona per chiedere aiuto ai nipotini (peraltro, reciproco: spesso sono loro che chiedono a me!). 

In questo caso, credo che affronterò l’ostacolo: il fatto di poter assistere al corso prescelto più e più volte sarà sicuramente un ottimo esercizio. E il fascino indubbio dei corsi che India Flint propone rappresenta un’attrazione fatale. 

Ho anche deciso la data (tra metà giugno e metà luglio, quando a Londra le scuole ancora sono aperte e posso seguire il corso in tutta tranquillità dal mio rifugio tra gli Appennini abruzzesi).

Così posso decidere con calma per quale dei corsi optare.

Non è facile scegliere. Già il nome che India ha dato alla sua scuola suggerisce un mondo. 

Ognuno dei tre corsi è interessante per motivi diversi e complementari.

Il primo, being-t-here 2019  è un modo per stare a contatto diretto con India per un anno. E’ una sorta di vagabondaggio filmato con tanto di sceneggiatura per entrare da ‘clandestino autorizzato’ nelle tappe percorse da India nella sua terra e in giro per il mondo. Da quello che riesco a capire i contenuti sono molteplici, i luoghi diversi e  diversi i materiali, in relazione ai vagabondaggi di India nella sua terra australiana e in altri paesi. È un po’ come comprare a scatola chiusa ma con la certezza di entrare a contatto diretto con l’esperienza, il mondo poetico e le realizzazioni di un’esperta senza pari. E tutto questo, come dice India nella presentazione, senza dover affrontare il viaggio in aereo con tutti i piccoli disagi del caso. 

Non meno intrigante è il secondo corso, il grembiule da alchimista. Si tratta di realizzare un grembiule adatto per tutte le persone che amano passeggiare nella natura, avere tasche comode per infilarvi tutto ciò che attrae il loro interesse – naturalmente senza danneggiare nulla nel massimo rispetto per l’ambiente -, senza nessun timore di sporcarsi con gli schizzi del bagno di colore utilizzato. Qualsiasi macchia potrà essere considerata un elemento che arricchisce il capo indossato piuttosto che un errore. Non mancherà, ovviamente, la tasca per il taccuino degli appunti, indispensabili per ricordare tutto quello che la natura ha da insegnare. 

Il terzo infine ha un titolo che di per sé è un programma di vita: vestirsi in modo responsabile. Coniugando passione per i tessuti e tecniche diverse (eco print, cucito, applicazioni, ecc.) è possibile realizzare un guardaroba originale, personalizzato, anche utilizzando vecchi abiti ormai inutilizzati, campioni e scampoli di tessuti diversi. I materiali, la stampa, il gusto e l’abilità nel tagliare, assemblare, cucire sono parti integranti del corso. In questo corso, vedo la possibilità di sperimentare le mie due passioni (la mania per gli scampoli e quella per le foglie che hanno trovato il loro punto di unione proprio da quando ho incontrato l’eco print).  

In tutti colgo la consapevolezza, la passione, il rispetto per la natura. 

Alla fine, secondo voi, quale sceglierò?

Per ora, mi lascio aperta la possibilità di cambiare idea anche all’ultimo minuto.

A corso fatto, magari, mi verrà voglia di condividere il risultato!

 

TESTO: Rosa Rossi

Le foto riproducono parzialmente alcune pagine di Second Skin, 2008


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