Di valle in valle (tra la Piana di Navelli e la Valle Subequana)

Navelli si affaccia sulle montagne, in direzione Sud /Ovest.

Oltre i ruderi di Sant’Eugenia sul colle dirimpetto, più o meno alla stessa altezza di Navelli alto, si intravedono altri colli e, dietro ancora, la sagoma del gruppo Sirente Velino.

Da Navelli alto, affacciandosi da Piazza Piccioli o da Piazzale San Sebastiano, si vede la Piana, dove passa la SS 17 (quella immortalata da Francesco Guccini nell’omonima canzone. I miei coetanei sicuramente se la ricordano!).

Percorrendola, verso Sud si arriva alle cosiddette ‘svolte di Popoli’ e, proseguendo, a Sulmona (c’è materiale non per un itinerario: per molti itinerari tra la città e i paesi circostanti!).

Imboccando la SS 17 a Navelli, in direzione Popoli, si incontra un bivio sulla destra che conduce a San Benedetto in Perillis. 

Il percorso fino al paese è breve ma molto suggestivo. All’altezza del piccolo cimitero, c’è lo spazio per fermarsi. Guardando verso Nord, nelle giornate limpide, si coglie una vista spettacolare verso il Gran Sasso. 

Questo itinerario, infatti, è dedicato in modo particolare al paesaggio.

Ogni volta che è possibile, fermatevi (incontrerete pochissime macchine lungo tutto il tragitto, forse anche nessuna!) e cogliete le diverse prospettive sulle montagne!

Di San Benedetto in Perillis non parliamo. Non perché non valga la pena parlarne ma perché ci sono tale e tante cose da raccontare che merita uno spazio tutto suo e una visita mirata.

Quando si arriva alla piazza del paese, si imbocca la strada (Via Aia) che sale a destra, arrampicandosi verso l’alto (quella che prosegue in direzione sud è un percorso alternativo alle svolte di Popoli e altrettanto panoramica). 

La strada permette di osservare il cuore di San Benedetto in Perillis (con l’Abbazia Benedettina) e di affacciarsi verso Sud, ossia verso la Valle Sulmontina, il Morrone e la Majella.

Continuando a salire si arriva al punto più alto – la Forcella di Acciano (circa 1000 msl) – da dove lo sguardo si affaccia sulla Valle Subequana e il gruppo montuoso del Sirente-Velino, la terza delle catene montuose che caratterizzano il territorio interno dell’Abruzzo. La zona è Parco naturale regionale dal 1989. Nei pressi della Forcella si aprono due strade (percorribili a piedi) che scendono, rispettivamente, verso Navelli e verso Molina Aterno. 

Continuando il percorso si scende fine a circa 600 slm, nei pressi di Acciano la strada prende il nome di Via Roma e confluisce nella SR 261. La strada regionale inizia dalla SS 17, all’altezza di San Gregorio (AQ) e termina nei pressi di Molina Aterno, congiungendosi alla SS 5, ossia la Tiburtina Valeria che da Roma raggiunge la costa adriatica. Il suo percorso corrisponde, per buona parte a quello del fiume Aterno che nasce sui Monti della Laga e si immette nel fiume Pescara all’altezza di Popoli. 

In qualsiasi direzione si guardi, il paesaggio è completamente verde e tra gli alberi, prevale decisamente la quercia.

Anche Acciano, situato nel territorio del Parco naturale regionale Sirente – Velino, a metà strada circa da L’Aquila e da Sulmona (come Navelli, che si trova alle sue spalle, verso Est: ancora è vivo il ricordo del terribile incendio che nel luglio del 2007, partendo dal basso, raggiunse Acciano e si propagò fino a raggiungere San Benedetto, Navelli, Bominaco, distruggendo ettari e ettari di bosco. Solo oggi, a distanza di dodici anni, i boschi sono tornati a vivere!) vanta una storia secolare e merita un itinerario dedicato ai suoi tanti luoghi di interesse. 

Oggi imbocchiamo la SR 261 in direzione L’Aquila.

L’obiettivo è arrivare al bivio per Bominaco, salendo fino al passo e scendendo infine nella Piana di Navelli, sulla SS 17, all’altezza di Santa Maria in Centurelli. 

Lungo il percorso, si incontrano le frazioni di Acciano, ossia Roccapreturo, Beffi e Succiano.   Al bivio per Raccopreturo, ci fermiamo. L’insegna è quasi cancellata ma ancora leggibile: decidiamo di fare una deviazione per vedere i resti del castello e della torre che sovrasta il paese e si caratterizza per la particolare forma pentagonale. 

All’altezza di Pedicciano, si imbocca la strada che, attraverso Frascara e Castello (tutte frazioni di Fagnano Alto) prosegue fino a Bominaco, già affacciato sulla Piana di Navelli. 

I paesaggi, la vista panoramica, i paesi arroccati sui cucuzzoli o sui fianchi della montagna sono tutti interessanti. Ognuno ha una storia lunga almeno mille anni da raccontare. In molti casi si risale fino a epoca preromana e romana. Oggi, nella maggior parte dei casi, si tratta di paesi con pochissimi abitanti. Solo in qualche caso si raggiunge un centinaio di abitanti o più. 

Nel loro complesso sono espressione di un territorio magnifico per le montagne, le acque, le rocce, gli alberi, gli arbusti e, in genere, la flora locale. La flora, peraltro, è esattamente quella originaria. Si tratta, infatti, di luoghi in cui la natura convive da lungo tempo con l’uomo e con i suoi interventi. Molte piante non sono quelle spontanee: qua e là, imperversa l’ailanto (una delle conseguenze della colonizzazione! Quella che dimostra che il mondo – si tratti di uomo, di animali o di piante – non tollera confini).

Oggi la popolazione si è diradata. Quella che rimane è prevalentemente anziana. Ci sono casi di paesi quasi o totalmente disabitati in tutto l’Abruzzo montano. Si ripopolano un poco durante l’estate. Eppure è quest’area che garantisce la vita alla popolazione urbana, soprattutto quella costiera. E’ la natura – in Abruzzo preservata dalla presenza di tre grandi aree protette (i parchi nazionali e regionali) e da molte riserve naturali – che garantisce la sopravvivenza degli esseri viventi.  

Sono luoghi da visitare, ammirare, rispettare.

Sono luoghi dove camminare (forniti di carte dei sentieri che si trovano nei centri accoglienza di parchi, quello del Parco naturale regionale Sirente Velino si trova a Rocca di Mezzo) con l’abbigliamento giusto, facendo attenzione alle condizioni metereologiche (osservando i segni che la natura fornisce in abbondanza, un buon punto di riferimento – generale ma ricco di informazioni – può  essere L’orologio della natura di Peter Wohlleben ed. Macro 2017).

Sono luoghi dove scattale foto panoramiche o naturalistiche.

Questo itinerario è pensato per chi ha poco tempo a disposizione: in un pomeriggio si fa comodamente l’intero percorso, fermandosi in ogni punto che suscita interesse. 

Se il tempo a disposizione è di più, si possono prevedere tragitti a piedi e soste nei differenti paesi, magari anche alla scoperta della gastronomia locale.

TESTO: Rosa Rossi

FOTO: Rosa Rossi – Elia Palange


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