Di colle in colle: paesi da scoprire

Durante il fine settimana appena trascorso abbiamo sperimentato un itinerario veloce che permette di dare uno sguardo d’insieme sul territorio.

Per noi si è trattato di un’occasione speciale: la visita di amici di vecchia data che non vedevamo da molto tempo (meglio non dire quanto, che ci spaventiamo solo a pensarci!).  

La giornata è iniziata con il pranzo di sabato e con tante chiacchiere per recuperare – per quanto possibile – il tempo perduto.  

Nel pomeriggio ormai avanzato ( abbiamo atteso  che il calore di questo inizio d’estate, scoppiato tutto insieme, in ritardo e all’improvviso, si smorzasse), diamo il via al primo itinerario nel borgo medievale, abbastanza per dare un’idea della struttura, delle caratteristiche architettoniche e della sovrapposizione di stili che lo contraddistinguono. 

Abbiamo proseguito con una deviazione che, dalla SS 17, ci porta a osservare da vicino la Chiesa di Santa Maria in Centurelli, punto di arrivo di uno dei percorsi a piedi nella piana. Abbiamo  quindi proseguito per la successiva tappa, di tipo gastronomico.

Si tratta di una tappa un po’ speciale per i piatti proposti dal cuoco ma anche per la struttura del ristorante e per l’arredo: Il borgo dei fumari, a Prata d’Ansidonia, è infatti il risultato di una ristrutturazione attenta di alcune piccole strutture antiche, unite a formare un locale fatto di tanti locali. Secondo la sala dove si mangia, ci si può ritrovare in un ambiente unico come unici ospiti.

Per il nostro gruppo è stata una bellissima esperienza: la sala tutta per noi, il cibo ottimo e ricordi in libertà. 

Volutamente pubblico solo alcune foto dell’entrata (arredata proprio come piace a me): per il resto vi invito a scoprirlo da soli!

Domenica mattina: gli ospiti fanno colazione ne Il fienile e ne La tana dei conigli, rispettivamente. Poi appuntamento per lo ‘sguardo d’insieme’ sul territorio. 

Ci dirigiamo a Bominaco. In macchina: il tempo è poco e preferiamo raggruppare più tappe, per questa prima visita (ci sarà occasione per descrivere il percorso a piedi!). 

La posizione, i ruderi del Castello (visibili da Navelli!); l’oratorio di San Pellegrino con i suoi affreschi (la cosiddetta ‘Bibbia dei poveri’ e il calendario liturgico con le immagini che rimandano ai lavori agricoli, mese per mese) e, infine, la Chiesa di Santa Maria Assunta, un pregevole esempio di architettura romanica, fanno sì che Bominaco sia una tappa imperdibile.

Nella Chiesa, le colonne dai capitelli tutti diversi (probabilmente di epoca romana), il cero pasquale, l’ambone, il ciborio, alcuni affreschi originali lungo le navate nonché l’esterno (soprattutto le tre absidi), non deludono neppure chi ha avuto già modo di vedere San Clemente a Casauria, nell’omonima contrada.

L’Oratorio e la Chiesa sono visitabili tutti i giorni: basta chiamare uno dei numeri indicati in un cartello posto all’esterno della recinzione perché arrivi uno dei volontari ad aprire e, se lo si desidera, a dare una spiegazione appassionata. Noi siamo arrivati contemporaneamente a Chiara che ci ha aperto (si era radunato un gruppo numeroso) e ci illustrato tutto, senza risparmiarsi, e facendo attenzione a sistemare alcune cose necessarie per celebrare un battesimo. Senza perdere il suo entusiasmo, ci dice che il bambino non è di Bominaco.

Gli ultimi bambini nati a Bominaco hanno ormai venti anni, racconta, e sono i più giovani di una popolazione ridotta a un paio di decine di persone in tutto. I bambini battezzati nell’oratorio sono spesso figli delle coppie che scelgono per sposarsi la Chiesa di Santa Maria Assunta, pur provenendo da altre zone dell’Abruzzo. 

Alla fine della visita, proseguiamo in macchina per San Pio delle Camere da dove imbocchiamo la strada che porta a Carapelle Calvisio, Castelvecchio Calvisio, Calascio e Santo Stefano di Sessanio.

È l’occasione per entrare nel territorio del Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga e per parlare della storia di questi paraggi (la zona è nota come Baronia di Carapelle), della crisi della pastorizia, dello spopolamento delle zone montane e dell’emigrazione in terre lontane, delle vicende più recenti, successive al sisma del 2009 che, in questa zona, ha provocato parecchi danni materiali. Gli interventi di consolidamento sono avviati o, in alcuni casi, ancora da avviare.

Ci fermiamo a Castelvecchio Calvisio, caratterizzato dalla forma ellittica del borgo medievale, con una strada centrale intersecata da tante vie laterali. I punti dove le strutture hanno subito danni sono state tutte messe in sicurezza. Si può quindi passeggiare, osservando la caratteristica struttura del paese, segnato da archi che uniscono le vie e da scale ripide fuori dalla porta di ciascuna abitazione. Solo in poche abitazioni si riconoscono segni di vita recenti. 

Lo spopolamento è evidente al passaggio della processione: oggi in paese si festeggia Sant’Antonio. C’è la banda che precede la statua del Santo, portata a spalla da alcuni paesani. Seguono la processione poche decine di persone, un ragazzino in bicicletta che ci aggiorna sulla festività, un paio di signore dal balcone di una casa lungo il percorso. 

E’ un bel modo di toccare con mano la storia lontana e quella recente dell’Abruzzo montano.

Si imparano tante cose da queste passeggiate che fanno tappa anche nei paesi meno turistici. 

Facciamo l’ultima sosta a Santo Stefano di Sessanio. Qui la situazione è sensibilmente diversa: S. Stefano (come Castel del Monte e Navelli) fa parte dei Borghi più belli d’Italia e si è ormai affermato come meta turistica per la presenza dell’albergo diffuso, nato da un progetto imprenditoriale di grande respiro che ha determinato le sorti dell’intero paese. L’offerta di ospitalità si è ampliata con altre strutture ma anche con ristoranti e botteghe, quasi totalmente assenti negli altri paesi. I lavori di sistemazione post-sisma sono in corso, senza peraltro interrompere le attività e il flusso dei turisti. 

Proprio mentre si parla di questo, perdo di vista le amiche. Neanche a farlo apposta, le ritrovo nella bottega I gioielli di Daulia : un piccolo scrigno che contiene, tra l’altro, i preziosi lavori a tombolo aquilano che escono dalle instancabili mani di Daulia che, come sempre – da quando la conosco –, parla, saluta chi entra, spiega, senza mai smettere di lavorare al suo amato tombolo! 

 

TESTO E  FOTO: Rosa Rossi


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