Da Navelli a Pescocostanzo, attraversando la storia

Navelli si trova in una posizione strategica, arroccato com’è su un colle da cui domina la piana omonima (dove in questi giorni, all’alba, è in pieno svolgimento la raccolta dello zafferano) e la SS 17. 

Già questo ci porta a riflettere su una lunga, lunghissima storia. 

La denominazione estesa della strada – Appennino Abruzzese e Appulo Sannitica – ci porta indietro nel tempo, a quando il suo percorso collegava i territori delle popolazioni italiche.

Poi, sono intervenuti i Romani e hanno costruito le ‘loro’ strade (le ‘nostre’ strade sono ancora le loro per la verità!): la SS 17 parte da Antrodoco (e dunque dalla SS 4 Salaria), arriva a L’Aquila , nei cui pressi iniziava la strada Claudia Nova che si congiungeva nel territorio di Corfinio con la SS 5, Tiburtina Valeria. 

Il reticolo delle strade romane è espressione di movimenti di truppe, di merci, di dominio economico, amministrativo e politico, di spostamenti da e per Roma.

Nei nomi delle strade rimane il ricordo dei popoli che hanno abitato in queste zone. Superata la Valle Peligna, la SS 17 prosegue infatti fino a Castel di Sangro (territorio dei Sanniti), Isernia, Boiano, Lucerna e Foggia (in Apulia, ed ecco spiegata la seconda parte del nome!). 

(Mappa: La Regina, in Coarelli-La Regina, Abruzzo Molise, Guida archeologica, 1984)

C’è però una seconda prospettiva da cui osservare le strade: quella della transumanza e dei suoi percorsi. Buona parte degli itinerari delle strade citate, corrispondono, per uno o più tratti, ad altrettanti itinerari dei tratturi che si intersecavano tra colli e valli per portare le greggi dai pascoli di montagna a quelli di pianura: il Tratturo L’Aquila-Foggia, il Tratturo Centurelle-Montesecco e il Tratturo Celano-Foggia ecc.

Un mondo in continuo movimento, fino a quando, in tempi recenti la transumanza orizzontale è stata abbandonata in favore della transumanza verticale (in alto d’estate, in basso, durante l’inverno).

La terza prospettiva è quella della montagna. Dal versante est del Gran Sasso, dove si trova Navelli, ala zona degli Altipiani maggiori d’Abruzzo, situati tra il versante meridionale della Majella, dove si trova Pescocostanzo (Altopiano del Quarto Grande), i Monti Marsicani e il parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. 

Percorrendola, dunque si arriva, all’Altopiano delle Cinquemiglia, e qui, nella domenica di ottobre dedicata alle Giornate Fai d’Autunno, imbocchiamo la SS. 84 Frentana (che ha il suo punto di arrivo a San Vito Chietino, sul mare, nel territorio che fu dei Frentani), percorrendola fino al bivio per Pescocostanzo.

Il paese è particolarmente animato, proprio per l’evento organizzato dal Fai, e molti edifici – chiese e palazzi – sono aperti per l’occasione.

La postazione del Fai si trova proprio all’entrata del paese, di fronte alla Chiesa di Gesù e Maria e all’annesso Convento dei Francescani. Qui c’è la possibilità di seguire di aggregarsi alle visite guidate che propongono un itinerario ragionato.

Noi optiamo per girovagare liberamente, seguendo il materiale predisposto, senza il vincolo del gruppo ma anche senza perdere i luoghi di particolare interesse.

Ci intrufoliamo nel chiostro del convento francescano (che oggi è un ristorante): non c’è nessuno, è piccolo, di forma quadrata, con un pozzo al centro. Ma è pieno di vasi ricolmi di gerani ancora in fiore, silenzioso a dispetto dell’affollamento all’esterno, piacevole per una sosta come lo sono tutti i chiostri di conventi e monasteri in giro per la penisola.

Proseguiamo per le vie, cogliendo alcuni particolari architettonici: scorci di vie che si intersecano, piccole chiese non più in uso, porte e portoni, spesso incorniciati da fiori, caratteristiche porte bottega (differenti da quelle che si possono vedere nel borgo medievale di Navelli) che testimoniano il tempo del lavoro artigiano. 

Impossibile perdere l’occasione per entrare nella Basilica di Santa Maria del Colle e nella contigua Chiesa di Santa Maria del Suffragio, anche se le piccole cose (alcuni particolari in pietra, ad esempio, ci attirano sempre più delle grandi opere d’arte che vi sono rinchiuse). 

Il Palazzo Fanzago che ospita il Museo del merletto e del tombolo è aperto. Nel Museo ci sono due signore al lavoro sui loro tomboli: il lavoro delle mani è instancabile, la capacità di seguire lo schema con i numerosi fuselli incredibile, il risultato sempre notevole. Il museo ospita una scuola di tombolo e l’attrezzatura delle partecipanti è perfettamente in ordine davanti a ciascuna sedia.

I merletti sono esposti in altrettanti armadi, in modo ordinato (ma l’illuminazione è progettata in modo piuttosto approssimativo). Ogni merletto meriterebbe un’attenzione speciale e il commento di una persona specializzata. Noi possiamo solo ammirarli e scattare alcune foto per fare capire quanto lavoro c’è dietro a ogni centimetro di lavoro. E naturalmente lo sforzo di tutte le persone che cooperano per mantenere in vita queste tradizioni.

Prima di uscire dal Palazzo, ci affacciamo al cortile dove fa bella mostra di sé un magnifico ippocastano (non posso fare a meno di fotografare gli alberi, sia quelli che conosco, sia quelli che non conosco, per cercare aiuto nell’identificazione!).

Dopo avere percorso la scalinata che porta in cima allo sperone roccioso che sovrasta Piazza del Municipio (il Pesco) per ammirare il panorama, riprendiamo la strada, per percorrere all’inverso, il territorio degli altipiani e scendere nella Valle Peligna, per risalire dalle cosiddette svolte di Popoli fino all’area Vestina, quella dove si trova Navelli, che si estendeva su entrambi i versanti del Gran Sasso, fino alla capitale, Penne.

Chissà perché, nei nomi delle strade dei Vestini, che pure hanno abitato un territorio piuttosto vasto, come testimoniano i ritrovamenti archeologici, non ultimi proprio quelli effettuati nel territorio di Navelli, non si trova traccia. Sicuramente c’è una spiegazione, Cercherò di trovarla.

Intanto, sulla via del ritorno, ne approfitto per immortalare il Gran Sasso, che domina indisturbato sui monti e le valli circostanti.

PS. Le Giornate Fai d’Abruzzo 2019 hanno incluso, tra i luoghi coinvolti in Abruzzo e Molise anche Navelli che, come Pescocostanzo, fa parte dei Borghi Più belli d’Italia. Nel 2009, una settimana prima del terremoto, il Fai ha dedicato una giornata alla scoperta di Navelli e, in quell’occasione, ho contribuito a organizzare la guida e i volontari per il percorso. In questa, a distanza di dieci anni, ho preferito tornare Pescocostanzo, descrivendo un percorso che si dipana su oltre due millenni. 

 

TESTO E FOTO: Rosa Rossi


Sei un artista o un artigiano? Ti occupi di sostenibilità e di realtà sostenibili? Vuoi che No Serial Number Italia dedichi uno spazio alla tua attività? Vuoi sottoporre a No Serial Number Italia un articolo? Scrivi a noserialnumberitaly@gmail.com

Puoi contattarci via Facebook e Instagram