Cronache da un treno locale (alla ricerca di un viaggio sostenibile)

Il mio tragitto? Quello intero è Navelli (lungo la SS 17, km 67, circa 30km da L’Aquila, in terra abruzzese) – Viterbo (la mia città, dove sono tornata per occuparmi della Libreria Caffeina).

Percorrere questo tragitto interamente con i mezzi pubblici è davvero impossibile.

La parte centrale, L’Aquila – Terni, è invece possibile: la linea ferroviaria è funzionante e mi incuriosisce molto.

A volte,  in macchina, mi è capito di vedere il treno inerpicato a mezza costa. Immagino uno spettacolo stupendo e sono disposta a gustarmelo tutto (pur avendo come me un paio di libri, non si può mai sapere!).

Arrivo alla stazione con qualche minuto di anticipo sull’orario previsto, in tempo per considerare con attenzione la sua ‘nuova veste’: è perfetta in tutti i particolari, nuovissima e immacolata.

Il sottopasso è luminoso, le insegne sono anch’esse nuove (in italiano e in inglese) ma in realtà io e un’altra ragazza siamo le uniche persone che lo utilizziamo. Nonostante il divieto, tutti gli altri attraversano lungo i binari.

Confrontando orari dei treni (la stazione serve due tratte: L’Aquila – Terni e L’Aquila – Sulmona) e dimensioni della stazione, l’impressione che se ne ricava è che sia un’opera sovradimensionata (sorge inevitabilmente il pensiero che forse sarebbe più opportuno spendere per adeguare il servizio).

Il treno arriva (con una decina di minuti di ritardo): una sola carrozza, sufficiente per accogliere i passeggeri (una quindicina di persone).

L’aspetto è particolare: è completamente istoriato da graffiti. Una forma di arte anche questa, sicuramente, ma rende impossibile guardare il paesaggio dal finestrino. Anche perché ai graffiti si aggiungono strati di sporcizia sedimentata nel tempo.

Non mi resta che immergermi nella lettura.

All’altezza di Sella di Corno, nel punto più alto dell’intero percorso, il treno rallenta, ansima e ‘sferraglia’, sembra quasi di essere tornati indietro nel tempo!

Alla stazione di Antrodoco (o forse Cittaducale) salgono altri passeggeri: si tratta di ragazzi che hanno deciso di saltare le lezioni e di passare la mattinata a Terni.

Parlano, a voce alta, senza nessun problema. Ascoltarli è una lezione di lingua italiana, di costume, di degrado istituzionale. Se ne ricava uno spaccato di società che potrebbe dare indicazioni utili per chi si trova alla guida del paese.

A patto di viaggiare in incognito, magari pagando il biglietto (che, ovviamente, nessuno ha mai controllato!).

Dopo due ore, puntuale, arrivo a Terni. Inutile dire che proseguire con i mezzi sarebbe stato impossibile: non esiste collegamento diretto tra Terni e Viterbo. Un’amica che lavora come me al progetto di Caffeina Teatro Libreria Bistrot, mi aspetta e in breve tempo siamo a destinazione, pronte a riprendere il lavoro.

TESTO E FOTO: Rosa Rossi


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