Coltivare il colore, un progetto di orto tintorio

Quando ho ricevuto l’invito a entrare nel gruppo Coltivare il colore, in pochi attimi ho realizzato:

  • l’efficacia della formula in cui l’allitterazione iniziale del verbo e del sostantivo (col – col) si abbina all’ellissi (Coltivare le piante da cui si ricava il colore),
  • la persona da cui è arrivato l’invito.

Ho ripensato così alla giornata passata a Bracciano, in settembre, durante l’edizione 2018 di Erbacce e dintorni e all’incontro /presentazione di Colori secondo natura. Manuale di tintura naturale edito da Altreconomia e all’incontro con l’autrice, Paola Della Pergola, che fino a quel momento conoscevo solo in modo virtuale.

Naturalmente, ho accettato di entrare nel gruppo: non sono un’esperta ma mi muovo nel mondo delle tinture naturali  e di eco print ormai da anni per documentare corsi, esperienze, attività, da appassionata di forme, colori e usi sostenibili delle piante.

Il secondo passo è stato contattare Paola per farmi spiegare il progetto. Ho così scoperto il sito dedicato a Coltivare il colore sul lago di Como, tramite il quale è possibile sostenere secondo le proprie possibilità l’idea di realizzare un orto tintorio dove ora c’è un rudere circondato da un terreno pronto a produrre tante piante e tanti colori.

C’è un limite oggettivo che mi impedisce di partecipare anche fattivamente alla realizzazione dell’orto, dico a Paola, però, aggiungo, ho un giardino disordinato da utilizzare liberamente al fine di ‘coltivare il colore’.

Il motivo è semplice: una buona porzione di questo giardino è in forte pendenza (scegliere di vivere ai piedi del Gran Sasso, su un colle quasi montagna dell’Appennino abruzzese, ha i suoi inconvenienti!) e, a parte gli alberi (un ciliegio, alcuni mandorli, un grande olmo e due olmi piccoli che sto osservando crescere), l’unica cosa da fare è osservare le piante spontanee, magari aiutandole recuperando semi e affidandoli alla terra.

È spontanea la salvia sclarea che si è diffusa moltissimo, sono spontanei alcuni cardi e molte altre piante cui non sempre riesco a dare il nome. Proprio in nome del colore ho introdotto il guado (Isatis tinctoria).

Ossia, il guado è molto presente nella zona: le strade che corrono lungo i campi nella piana di Navelli al momento della fioritura si colorano di giallo. Così li ho recuperati e li ho sparsi nel nostro terreno in pendenza. Qualche giorno fa, alla luce della chiacchierata con Paola, li ho monitorati: le piantine a metà febbraio sono già spuntate.

Non solo, per anni, in un punto preciso del giardino, è cresciuta e fiorita in abbondanza, una pianta di malvone (Alcea rosea). Poi è scomparsa. Salvo ricomparire in un altro punto del giardino, un pochino più a valle, moltiplicata: ne ho contate tre piante.

Ne avevo inoltre raccolti i semi che ho sparso sia nel punto più inaccessibile del giardino sia lungo il sentiero sul colle dove mi piace passeggiare.

Sono andata così a verificare in giardino (una vera arrampicata): proprio quest’anno per la prima volta ho contato tre nuove piante anche in questa posizione (dovrò andare a verificare anche sul colle!).

Non è molto ma è un inizio: altre piante si possono aggiungere, compresi i semi che mi ha regalato mia figlia, contagiata da questa passione che sta diffondendo nel suo giardino piccino picciò londinese.

Anche perché le piante spontanee tintorie non mancano in giro per i colli e la piana. Ad esempio, l’iperico.

Insomma possiamo creare una rete di giardini / orti tintori in giro per l’Italia, contribuendo e monitorando le piante tintorie, tenendo un diario delle presenze e, ove possibile, dando informazioni sulla possibilità di visite e di (futuri) raccolti.

(aggiornamento al 19 marzo sulla crescita del guado)

 

TESTO E FOTO: Rosa Rossi


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