Colori (e sorprese) di inizio dicembre

Un giardino disordinato riserva sempre qualche sorpresa.

Salvo pochi interventi annuali, indispensabili, le piante che abbiamo introdotto negli anni – fondamentalmente le rose, alcuni nuovi alberi da frutto (il cachi, un fico, un melo), gli arbusti di lillà – e i semi di piante spontanee raccolti e introdotti per curiosità (silene vulgaris e cichorium intybus, ossia strigoli e cicoria selvatica): per il resto, lasciamo fare alla natura. 

Il tentativo di introdurre strigoli e cicoria – entrambe piante spontanee commestibili – è dovuto al fatto che fanno parte integrante della mia storia: ho imparato a raccoglierle da bambina e non ho mai smesso di apprezzarle. La cicoria, peraltro, comunissima sulle tavole nel Lazio, è praticamente sconosciuta in terra d’Abruzzo (dove cresce indisturbata e disprezzata ai lati delle strade) dove invece sono molto apprezzati i matroni che, peraltro somigliano alla cicoria nel sapore. 

Anche gli strigoli fanno parte del mio mondo, sia in forma di gioco improvvisato  sia in gustosissime frittate. I semi sono un regalo di Roberta e, apparentemente, stanno iniziando a diffondersi (nella prossima primavera potremo verificare se i primi timidi risultati daranno i loro frutti).

(ho ancora in sospeso un lungo elenco di nomi dialettali della silene vulgaris, risultato di un fortunato e seguitissimo post nel gruppo Erbacce e dintorni e diligentemente appuntati su un vecchio quaderno. Non ho chiaro che forma e che destinazione dargli ma, prima o poi, mi verrà in mente!)

A inizio dicembre, la sorpresa è rappresentata dalle rose ancora in fiore, quella gialla e quella rosa.

Ce ne sono diverse in giardino, tutte senza nome tranne la rosa più antica (una rosa damascena) che risale – di talea in talea – a quella storica che faceva parte del giardino di campagna dei nonni e, dunque, della mia storia.

Un’altra sorpresa è la bocca di leone (Antirrhinum majus) in fiore tra le pietre del muretto a secco. Non tanto per il fatto di essere in fiore, quanto per il fatto di essersi trasferita: abitava sul muro a secco in pieno sole all’esterno del giardino, lungo la strada di accesso. Ora è spuntata in uno dei muri a secco che segnano il dislivello di questo giardino di montagna, all’ombra del noce, dove prima spuntava di anno in anno una grande pianta di malvone (alcea rosea) dai fiori di colore rosa acceso, della quale non ci sono più tracce. 

Non è una sorpresa, l’arancio dei cachi rimasti sull’albero spoglio.

L’ultima sorpresa è proprio la pianta di malvone che ha traslocato – come la bocca di leone – in un punto più comodo e più aperto. 

(frullano già idee per futuri esperimenti di stampa vegetale …).

TESTO E FOTO: Rosa Rossi


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