Colori di novembre


Non amo il camminare finalizzato a se stesso. Per camminare devo pormi un obiettivo: andare a raccogliere erbe spontanee, bacche, anche semplicemente qualche ramo ormai secco da disporre in un cesto oppure cogliere con uno scatto un particolare (fiore, foglia, albero, ecc.) l’atmosfera stagionale. La mia idea di camminata è partire da un punto e, osservando il paesaggio, interrogarmi su quello che potrei osservare se mi avvicino a quella o a quell’altra pianta. Ecco che, improvvisamente, tutto acquista un senso e allora sono disposta ad affrontare lunghe camminate, preferibilmente lontane dalle strade asfaltate o magari anche fuori dai sentieri.

E durante queste passeggiate, scopro cose che spesso sono le stesse, già osservate di stagione in stagione, ma in realtà appaiono sempre diverse, perché la natura lavora liberamente e la luce gioca con fiori foglie rami in modo sempre differente.

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Ecco così in una bella giornata di novembre, vagabondo per cogliere qualche immagine, guidata dai colori. Non è difficile scorgere, nella sostanziale uniformità dei toni scuri della terra lavorata o dei verdi dei prati che resistono indisturbati, nonostante le prime gelate notturne, qualche ‘inquadratura’ originale.

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In lontananza una fila di alberi  – pioppi, se non sbaglio – mi attraggono per la curiosa geometria dei rami: completamenti spogli tranne che per un lato, ancora ricoperto di foglie gialle. Scatto in sequenza qualche foto, mentre mi avvicino per osservare le foglie e verificare che effettivamente sono pioppi.

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Tra due campi coltivati, separati da una siepe di arbusti diversi si illumina di rosso un arbusto di grandi dimensioni. Anche a distanza riconosco il cosiddetto ‘berretto del prete’ dalla forma particolare delle bacche che ‘affollano’ i rami, simili al tradizionale cappello indossato dai preti cattolici, ormai in disuso (non ricordo di averlo mai visto dal vero, ma lo ricordo indossato da Fernandel nei film tratti dai romanzi di Guareschi, 1908-1968, alla metà del secolo scorso).

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Mi avvicino per osservare le bacche in cui si mescola l’esterno rosso e l’interno arancio: sono ormai quasi completamente aperte eppure rimangono al loro posto. La pianta è infatti velenosa e non è consigliabile toccarla. Il nome scientifico è Euonymus europaeus. In italiano, come in moltissimi altri casi, ha molti nomi: evonimo, fusaggine e, appunto, ‘berretta del prete’, tra gli altri.

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