Colore e identità culturale, ieri e oggi: il caso Sardegna

L’intervento che segue è nato da una riflessione di Sandro Nonnoi sul significato del colore viola, completata da alcune indicazioni per ottenere il viola da materiali vegetali. La riflessione si è spostata sul colore come fatto culturale e sul suo significato nella società del passato (con particolare riferimento al caso Sardegna) e in quella attuale. L’intervento si concludeva con questa frase significativa:

“Il colore è necessità evolutiva-riproduttiva, simbolo d’identità, sinonimo di allegria e spensieratezza, esplosione primaverile, diversità ed espressione artistica, astrazione e concretezza, vita e relazione”.

La proponiamo all’inizio perché ci sembra perfetta come guida alla lettura!

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Da sempre l’uomo manifesta la propria identità personale, a livello soggettivo e collettivo, in tutti i contesti della vita di relazione. Tale necessità permette di distinguere in modo inequivocabile gli individui appartenenti a comunità differenti ed è la condizione che identifica le diverse categorie o i singoli individui all’interno di un gruppo più o meno ristretto.

Questi presupposti, come dimostrano gli studi antropologici, sono in stretta relazione con le risorse ambientali che modellano il substrato culturale della comunità. La capacità di elaborare un pensiero è distintiva della specie umana. Questa capacità è in stretta connessione, e può essere espressa, essenzialmente con le risorse che l’ambiente di vita fornisce. Il senso di creatività, così radicato nell’indole umana, permettendo di acquisire attributi individuali distintivi, è la risultante di una stretta interazione uomo-ambiente.

Sulla base degli ornamenti, come simbolo d’identificazione, si può facilmente intuire la tipicità dell’habitat su cui gravita una particolare etnia. E’ la diversità di materie prime, presenti nel proprio areale, a determinare e plasmare l’espressività creativa. Ciò è facilmente intuibile se si mettono a confronto due biomi antitetici come la foresta e il deserto.

Nelle civiltà tribali, dove il rapporto uomo-ambiente è più stretto e diretto, ciascun clan possiede una serie particolare di ornamenti, ciascuno con una fattura differente, che permette una precisa identificazione-differenziazione, ma anche una collocazione territoriale. I differenti approcci culturali, determinano diversi stili comportamentali fra gli individui che, pur appartenendo a una stessa struttura sociale, svolgono mansioni differenti. Il concetto di biodiversità, inteso in senso assoluto, così radicato a livello interspecifico, assume le stesse variabili se riportato a livello individuale.

Molta importanza ha sempre avuto nelle relazioni sociali l’abbigliamento e i suoi parametri estetico-qualitativi sono sempre stati fondamentali. Tra questi, il ruolo assunto dalla varietà e dall’accostamento dei colori, era preminente. La percezione di un abbinamento cromatico armonico, esaltato da movenze flessuose, dettate da ragioni ancestrali, rappresentava uno dei momenti più esaltanti della fase di corteggiamento.

Per tutti gli esseri viventi, il colore si traduce in corteggiamento e dunque riproduzione, finalità biologica del nostro percorso. “Colore come sinonimo di vita”. Nel mondo biologico le fasi che precedono l’accoppiamento, sono sempre accompagnate da atti dimostrativi e da uno show di sfavillanti colori. Le livree dei pesci e degli uccelli, il fenomeno della fioritura sono le manifestazioni più eclatanti, messe in atto dagli organismi viventi, al fine di attrarre l’individuo del sesso opposto o gli insetti bottinatori. Nella specie umana il fine riproduttivo era legato a un istinto di conservazione e di appartenenza oltre che competitivo. Quando nel passato durante le feste, differenti comunità avevano l’occasione di venire a contatto, la diversità nella colorazione dell’abbigliamento, permetteva a ogni gruppo sia di riconoscere e distinguere le proprie donne, sia di impedirne il corteggiamento da parte di individui  estranei  alla  comunità. In generale tutte le più comuni e varie manifestazioni della vita quotidiana hanno come carattere distintivo un colore differente. Differenti erano e sono i colori e le fogge dei capi di vestiario utilizzati dai militari per distinguere le varie categorie insite nel loro apparato organizzativo. Ancora, molta importanza assumevano e assumono questi attributi nel distinguere, fra di loro, le varie corporazioni o categorie sociali, l’identificazione dello stato civile o lo status symbol. Il colore è elemento atto a semplificare le relazioni interpersonali permettendo alle singole persone di individuare con facilità la propria identità, il rango di appartenenza, etc.

In Sardegna la distribuzione dei colori e delle decorazioni dei costumi femminili rappresentavano l’espressione visiva dell’identità collettiva paesana.

Ciascuna comunità ha combinato vari tipi e tonalità di colore, secondo canoni dettati dai propri gusti, tramandandoli alle generazioni successive. Le combinazioni e le dominanti cromatiche di ciascun costume rappresentavano quindi il punto di riferimento in cui ciascun individuo del gruppo si riconosceva e si identificava. La fantasia nella foggia e nell’abbinamento sembrava non aver limiti. Anche a livello maschile, seppure in maniera meno eclatante, venivano messi in risalto accostamenti cromatici differenti.

 

Il substrato culturale femminile, peraltro, mette maggiormente in evidenza, attraverso l’abbigliamento e l’uso delle tinte, differenti aspetti di vita quotidiana, stato civile e classe sociale. Erano nette le distinzioni fra il tipico comune costume casalingo e quello della festa, fra il vestito della sposa e quello di una vedova. Ancora più marcate potevano essere le differenze fra i capi d’abbigliamento delle persone benestanti rispetto a quelli indossati dai ceti meno abbienti. Nel mondo maschile esisteva una maggiore uniformità di comunicare alla propria collettività i propri caratteri distintivi. Vistose differenze appaiono nei colori del giubbetto, ma non trapela quella fantasiosa diversità di foggia e sfarzosità così caratteristica dell’abbigliamento femminile.

Anche nel “continente” Sardegna, dove l’espressione cromatica era affidata all’utilizzo delle risorse del mondo vegetale, il processo di differenziazione si è espresso attraverso la scelta di particolari abbinamenti tintori.

Il substrato ambientale comune a differenti comunità metteva a disposizione le stesse materie prime. E’ stato il criterio di cernita e l’elaborazione creativa a generare i presupposti distintivi.

Questi processi, ancora così presenti e radicati nelle strutture tribali africane che gravitano in uno stesso territorio, confermano la forte capacità di interazione con il proprio substrato vitale insita nella specie umana.

Ancora oggi, nella civiltà dei consumi, dove le prerogative essenziali, sono dettate da leggi di mercato finalizzate al solo profitto, si assiste a eclatanti manifestazioni volte a dichiarare la propria personalità. Nonostante il rapido processo di globalizzazione, il cui fine principale è l’omologazione dei consumi a discapito delle diversità culturali, resiste, in tutti i contesti organizzativi della specie umana, il bisogno atavico di manifestare la propria individualità.

Nella nostra società dove la cultura dell’immagine ha assunto un ruolo predominante, la scelta degli abbigliamenti e dei colori che mettono in risalto gli aspetti piacevoli della nostra fisicità, è diventata una prerogativa essenziale ai fini della propria realizzazione.

In sostanza, cambia la forma ma non il contenuto. Non si può prescindere da esigenze dettate dalla competizione intraspecifica, sulla finalità riproduttiva della vita. Attrazione e ricerca di un partner sono condizioni inscindibili. La spinta evolutiva nella lotta per la sopravvivenza, in un ambiente che viene trasformato con una rapidità vertiginosa, passa sempre per la stessa strada. Ma non bisogna dimenticare anche lo spirito e la voglia di conoscenza cha ha caratterizzato la storia della specie umana. L’appiattimento culturale, effetto della globalizzazione, sta eliminando uno dei principi fondamentali della nostra indole, ossia la diversità che rappresenta uno stimolo, un’insostituibile occasione d’incontro. Gli scambi sono momenti di socializzazione e di reale progresso; l’eterogeneità è una necessità non un capriccio.

TESTO: Sandro Nonnoi

FOTO: Sandro Nonnoi – No Serial Number


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