Bibliotecando …  

Una biblioteca, si sa, è una cosa diversa da una libreria.

Una biblioteca raccoglie in bell’ordine i libri, in una disposizione definita, tale che ciascun volume possa essere trovato in un attimo dal bibliotecario, e consegnato a chi lo richiede, in prestito o in visione. I libri che vi sono raccolti possono essere relativamente recenti ma anche datati, spesso di alcuni decenni. Spesso inoltre i libri provengono da donazioni. Si tratta di biblioteche private che sono dismesse per motivi differenti e il cui proprietario decide di salvarli dal macero mettendoli a disposizione di altri.

La libreria contiene anch’essa tanti libri. I libri peraltro sono destinati alla vendita e, dunque, a ingrossare biblioteche private, più o meno ricche. Si tratta di libri di recente o recentissima pubblicazione. Orientativamente si possono trovare libri pubblicati non prima di un decennio, o ristampe più recenti di libri pubblicati in precedenza, fino alle novità della settimana. Per questo l’ordine, nella sua logica, è completamente diverso. Dipende dal libraio, da quello che è arrivato, da quello che vuole mostrare in quel giorno o quella settimana, dagli interessi dei clienti.

Questa è la norma.

Poi c’è la Libreria Caffeina. La Libreria Caffeina già di per sé è un po’ speciale. Perché non è solo una libreria, ma è anche un Teatro e un Bistrot. Tre in uno, se vogliamo usare una formula pubblicitaria. Tre ambienti perfettamente integrati, accoglienti, particolari.

La Fondazione Caffeina, che ha ristrutturato e gestisce la struttura, non si accontenta.

Ha, infatti, un sogno nel cassetto: organizzare, nei locali della fondazione, una biblioteca di narrativa con le donazioni dei soci e degli amici. Per ora i libri si vanno accatastando e gradualmente si provvede alla catalogazione. La speranza è di riuscire a realizzare questo sogno il prima possibile per fornire un altro servizio. Anche se, come bene sa chi pone la cultura in cima ai suoi interessi, tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare o, meglio, in questo caso tra sogno e realtà.

La particolarità della biblioteca sarà quella di mettere a disposizione testi recenti ma anche, e soprattutto, testi ormai datati e introvabili. Perché i libri che arrivano sono libri che provengono da  biblioteche private che, prima o poi, diventano ingombranti (per problemi di spazio, per chi le eredita e, magari, fa tutt’altro nella vita che occuparsi di libri: sono innumerevoli le varianti di questo scenario!).

Dunque, i libri che provengono da una  biblioteca conducono il lettore in un mondo diverso.

Il testo di un classico è sempre quello, non c’è dubbio. Il libro (formato, carta, illustrazioni, ecc.) ha un aspetto differente: sa di ‘vintage’ o ‘antico’. Ci porta nell’ambiente tipico di certe librerie antiquarie e fa assaporare il sapore della scoperta.

Secondo la provenienza, può capitare di imbattersi in veri e propri ‘gioielli’ (copie autografate dall’autore, annotate dal proprietario, prime edizioni, copie sottolineate per chissà quale motivo). Ci si addentra in qualche modo nella storia del libro e di chi lo ha posseduto e in quella delle case editrici: si trovano nomi di editori che non esistono più o si percorre la storia dell’editoria, notando la differenza tra collane antiche e le stesse collane oggi, con una veste completamente diversa. Qualche esempio?

E’ capitato con un volume di Guareschi (1908-1968) del quale sicuramente molti ricordano Camillo e Don Peppone, magari solo per le trasposizioni cinematografiche. La vita e la produzione di Giovannino Guareschi occupano tutta la prima parte del secolo scorso e sono espressione di una condizione familiare, di una formazione e di un percorso professionale complessi e sicuramente poco lineari, complicati dalla sguardo pungente con cui ha guardato al mondo e ai suoi costumi. Difficile definirlo solo uno scrittore anche se quello che si potrà trovare in biblioteca è proprio il suo primo romanzo: La scoperta di Milano, uscito a puntate sul Bertoldo, la rivista umoristica della casa editrice Rizzoli alla quale collaborava con vignette e caricature, e poi in volume (1941).

Perché cominciamo proprio da questo titolo?

Perché è una copia del 1956, resa unica dalla dedica e dalla firma – irripetibile – dell’autore.

Perché non dimenticherò mai, da responsabile della Libreria, la contentezza di Gian Domenico Buscella, quando l’ha vista.

E non solo l’ha riconosciuta immediatamente ma ha anche trovato una citazione dell’autore perfetta per commentarla!

Un esempio della fiducia e della sinergia che circola nell’ambiente Caffeina!

TESTO E FOTO: Rosa Rossi


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