B’estes al pascolo nella Casetta dell’Artista

Una passeggiata a Bologna riserva spesso qualche sorpresa: personalmente sono sempre rimasta affascinata dalle grandi corti verdi che si celano dietro le facciate austere dei palazzi del centro storico. Succede anche in via Cesare Battisti, appena si entra nel palazzo dove si trova la Casetta dell’Artista.

È l’abitazione di Giulia Sollai, illustratrice editoriale, e Francesco Usenato, falegname; ma è soprattutto un progetto culturale, una “Casa-galleria”, cioè un’abitazione che mensilmente ospita eventi culturali e mostre, e in cui le opere esposte sono accessibili in occasione del vernissage o su appuntamento.

In questo spazio accogliente è appena arrivato un gruppo transumante di fauna sarda: cinghiali, asinelli e le immancabili pecore.

Sono le B’estes, gli animali da pascolo domestico progettati e realizzati da Eugenia Pinna e Concetta Nasone, rispettivamente textile e graphic designer.

 

Il loro nome, al contrario di quanto possa sembrare, non significa “bestie”, o almeno non proprio: solo l’iniziale sta per bestie mentre ‘este, in lingua logudorese, significa veste, abito. Un gioco di parole tra il sardo e l’italiano (Bestie /Vesti).

Il riferimento al gioco però non si ferma al nome, perché B’estes, è l’evoluzione di un giocattolo, che ha vinto un premio al concorso per la valorizzazione della lana, indetto nell’ambito del progetto di cooperazione transfrontaliera MED-Laine.

La lana di pecora sarda è quindi il materiale principe attorno al quale B’estes sono state concepite.

I piccoli animali sono pezzi unici che, a partire da una sagoma in legno pressato (per l’esattezza MDF, Medium-density fibreboard), indossano una nuova veste, coloratissima e diversa per ciascuno: gli asinelli indossano un abito di lana intrecciata, che nel sottopancia  è morbida e cardata; i cinghiali irsuti si vestono di lana e sisal, ma il loro muso è impreziosito dal sottile filo dorato; le vaporose pecorelle indossano policrome lane sottili, grosse e grossissime.

B’estes sono oggetti-scultura di grande qualità formale, visiva e cromatica, ma anche materica e tattile: come accade per tutti i manufatti, si apprezzano meglio dal vivo.

Se vi siete incuriositi sappiate che si fermeranno alla Casetta dell’Artista fino al 31 marzo 2017.

 

TESTO: Roberta Milia

FOTO:  Massimo Golfieri


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