Artigianato sì, artigianato no? Questo è il problema!

Nel centro di Como c’è un bar. Nel bar lavora Paolo Porcu, un cameriere ventiquattrenne dalle mani d’oro. Paolo è originario di un paese di ottocento anime dell’entroterra sardo, San Nicolò Gerrei (Cagliari) dove, come ci ha detto Paolo, “non ci sono opportunità per i giovani e così noi siamo costretti and andarcene. Nel mio paese non c’è nulla, non c’è un fabbro, non c’è un meccanico, non c’è neanche un distributore di benzina.”

In realtà, Paolo ha cercato di ritagliarsi un’opportunità sul territorio sardo. Tutto è cominciato quattro anni fa quando, un giorno, era in spiaggia con alcuni parenti tra cui il suo padrino. Appassionato intagliatore di legno, tradizione ben radicata sull’isola, il padrino passa il tempo libero creando piccoli oggetti e maschere. Anche quel giorno, sotto l’ombrellone, si era portato due taglierini e qualche pezzo di legno. Incuriosito, Paolo chiese di provare e riuscì, fin dal primo tentativo, a intagliare una piccola maschera con dettagli molto precisi e ben fatti. Incoraggiato dal padrino, il ragazzo ha cominciato a dedicarsi a questa attività tradizionale per cui si era scoperto molto portato. Così dalle maschere piccole si è spinto a realizzare anche quelle più grosse e, successivamente, ha cominciato a intagliare posate e attrezzi da cucina.

I suoi oggetti piacevano ed era apprezzata anche la sua età: in un mondo iper tecnologico, il fatto che un ventenne coltivasse un antico mestiere affascinava gli acquirenti. La sua è una passione familiare: è molto orgoglioso mentre racconta dei suoi avi: da una parte un nonno paterno, vero e proprio artista del legno che creava mobili, divani e oggetti d’arredamento per il corredo usando legni tipici del territorio: ad esempio, il corbezzolo che si può spesso trovare attorcigliato con un rampicante parassita e da questa unione si generano spirali di legno intrecciate, che molto si prestano alla realizzazione di oggetti artistici; dall’altra parte c’è un bisnonno materno, un falegname soprannominato zio Liber (zio Libro) perché usava scrivere appunti su un quaderno, cosa all’epoca decisamente eccentrica in quel paese.

 

Cogliendo al volo l’eredità familiare, Paolo si è lanciato in questa attività con passione: ha dovuto “rubare” con gli occhi il mestiere perché molti intagliatori, invidiosi della sua bravura, si sono rifiutati di insegnarli i trucchi di quel lavoro. Ha anche cercato di diventare apprendista presso un vero maestro mascheraio di Mamuthones, le maschere del carnevale di Mamoiada, ma non essendo originario di quel paesino, non lo hanno voluto prendere in considerazione (perchè è vero che il mondo è cambiato ma i difetti degli uomini persistono!). “Peccato” mi dice “perché non ci sono molti altri giovani come me che vogliono portare avanti la tradizione mascheraia.”

Qualche consiglio molto utile è arrivato comunque. Un caro amico di famiglia, ad esempio, gli ha insegnato come scegliere i ceppi di legno e quando andare a prenderli in base ai cicli lunari e al periodo dell’anno.

Paolo lavora prevalentemente: l’erica, ottimo materiale perché solido ma al contempo malleabile, ideale perché anche molto resistente al calore e quindi perfetto per essere trasformato in utensili da cucina; il ginepro che è uno dei suoi preferiti per via del profumo che mantiene nel tempo; l’ontano, un legno di fiume, molto leggero e, proprio per questo, perfetto per fare le maschere.

Nel corso della sua attività di mascheraio, c’è stato un incontro importante con Annalisa Atzeni e il suo coinvolgimento nel comitato Antichi Mestieri con la conseguente partecipazione a numerosi mercati in giro per la Sardegna.

Aveva sistemato un angolo di casa sua come laboratorio e acquistato alcuni attrezzi quando un giorno è arrivata la telefonata di sua zia che da anni vive a Cantù (Co). Gli offriva il viaggio e l’alloggio per trasferirsi in Lombardia a cercare un lavoro stabile. Così Paolo ha fatto due conti e ha deciso di mettere da parte la sua passione per aiutare la famiglia con qualcosa di più concreto. E nel giro di qualche mese è approdato in quel di Como a fare il cameriere con un contratto triennale. Una sicurezza economica importante, al giorno d’oggi.

Peccato però che in questo modo si perdano lentamente passioni e tradizioni secolari.

Mi sono permessa di dargli un suggerimento: contattare i mascherai di Schignano (Argegno, Co) per conoscere questa famosa tradizione lombarda. Mescolare culture diverse è sempre un grande arricchimento personale, professionale e artistico. Perché uno con le mani di Paolo, non può (e non deve) rimanere cameriere a vita!

TESTO: Eletta Revelli

FOTO: Sara Montalbano – Simone Ruggiu


Sei un artista o un artigiano o semplicemente ti occupi di sostenibilità e di realtà sostenibili? Vuoi che No Serial Number Italia dedichi uno spazio alla tua attività? Vuoi sottoporre a No Serial Number Italia un articolo? Scrivi a noserialnumberitaly@gmail.com

Puoi contattarci via Facebook e Instagram

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *