Appuntamento ad Armungia

Armungia – Gerrei (Sardegna sud-orientale), meno di 500 abitanti e una storia antica che si dipana da epoca protostorica a epoca medievale, prima come possedimento coloniale della Repubblica di Pisa e poi feudo aragonese – si affaccia al ‘900 e partecipa alle tormentate vicende di quasi un secolo tramite uno dei suoi cittadini più noti, Emilio Lussu (1890-1975), e di sua moglie, Joyce Lussu (1912-1998).

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Come tanti paesi dell’entroterra, tende a mantenere intatte le tradizioni e la cultura dei secoli passati mentre le vicende recenti contribuiscono a spopolarla e a farne terreno privilegiato per studi di tipo etnografico e antropologico.

Insomma, come tanti altri piccoli centri, è destinato a diventare un paese fantasma nel giro di venti anni. A meno che l’attenzione, l’amore e il retaggio culturale di cittadini e ospiti non creino le condizioni per invertire la tendenza.

E’ quello che sta accadendo ad Armungia sulla scorta della memoria storica affidata a due testi fondamentali per il paese e il territorio (Il cinghiale del diavolo di Emilio Lussu, L’olivastro e l’innesto di Joyce Lussu), al ricordo di alcuni stages svolti dagli studenti dell’Università di Roma ad Armungia negli anni 1998-2000, all’impegno dell’amministrazione che voluto e saputo puntare sulla cultura per riattivare la vita del paese con l’istituzione di un polo museale articolato e ricco di progetti e attività (www.armungiamusei.it), all’impegno in prima persona di Tommaso Lussu, archeologo, nipote di Emilio, tornato a vivere nella casa del nonno, facendola diventare il centro vitale di un’esperienza di recupero della tradizione della tessitura, di ospitalità e sede di importanti iniziative e artigianali e culturali.

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Sono tutti aspetti che possono contribuire in modo efficace alla ripresa e allo sviluppo di un piccolo paese a rischio, attirando persone e auspicando forme di integrazione nella cultura locale, come accadde a Joyce Lussu:

“… l’isola che è entrata poi tutta nella mia vita, con i suoi villaggi e i suoi sentieri di pietra, il suo lentischio e i suoi asfodeli, le sue speranze e il suo lamento. Oggi si parla molto di radici. Si scavano le radici delle comunità e degli individui per rinsanguare le identità e ricercare i perché. Ma non ci sono solo le radici, ci sono anche gli innesti. Io non ho radici in Sardegna. I miei antenati sono sepolti in terre diverse e lontane. In Sardegna mi ha portato l’amore per un sardo, e quest’amore era anche acquisizione di un mondo, con la sua storia e il suo presente, i suoi cristalli ancestrali e i suoi germogli di futuro. Mi sono innestata sulla Sardegna, e da allora siamo cresciuti insieme …”.

Per questi motivi a Casa Lussu è andato il premio La tutela come impegno civile dell’Associazione Bianchi Bandinelli.

I tre giorni a tema (17 – 18 – 19 giugno) dell’evento, significativamente intitolato Andiamo ad Armungia a prendere il caffè, dedicati rispettivamente alla tutela come impegno civile, alla rinascita dei piccoli paesi, al territorio e alla biodiversità, sono il modo migliore per confermare una tendenza che affida alla cultura, alla conservazione delle tradizioni e della memoria e alla ricerca di modalità più sostenibili di vivere la ripresa dei piccoli comuni.

Un Caffè ad ARMUNGIA

Un esempio che potrebbe e dovrebbe diventare un modello per tante realtà simili, in tutto il territorio nazionale.

Testo della redazione di No Serial Number

Un pensiero riguardo “Appuntamento ad Armungia

  1. State facendo grandi cose. Bravi..Forza e coraggio.
    Ho una grande nostalgia della Sardegna. Prima o poi verremo a trovarvi.

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