Anche i cesti vanno in pensione …

Con l’arrivo dell’autunno il rifornimento di legna per il caminetto si è reso indispensabile.

Posto al piano terra di una casa tutta in salita, come tutte le case dei paesi di collina quasi montagna che seguono le curve altimetriche, ci garantisce calore non solo nella cucina (con annessa grotta /dispensa) ma anche nei due livelli superiori. 

Acceso di mattina, il calore sale e stiepidisce l’aria. Non basta,  ma è essenziale. Per alimentarlo conserviamo gelosamente tutte le potature (e i tronchi degli alberi che si sono seccati e che abbiamo rimpiazzato) e per facilitare la fase dell’accensione, durante le passeggiate, raccogliamo pigne. 

Ma arriva anche il momento che le nostre risorse non bastano e occorre far arrivare un carico di legna. Così, verso fine ottobre, il carico è stato scaricato nella strada di accesso alla casa e al giardino. Naturalmente, l’accesso al giardino non è al livello della strada. Tra strada in giardino, ci sono, immancabili, alcuni scalini. 

Nell’impossibilità di usare la carriola, ricorriamo a un vecchio cesto che abbiamo da sempre, ridotto piuttosto male, per la verità, ma è l’unico grande abbastanza per svolgere questa funzione. 

Per due giornate, abbiamo passato parecchie ore a trasportare e sistemare la legna con il fedele cesto come aiutante. 

Alla fine delle due giornate, ci siamo trovati con due cataste di legna (abbastanza) organizzate e senza cesto, ridotto a uno scheletro. Ma anche così, passerà del tempo prima che mi decida a usarlo per l’ultima volta per alimentare il camino!

La spiegazione di questa tenace affezione è presto spiegata: il cesto in questione è la parte tangibile dell’eredità per me più preziosa, ossia la memoria della campagna dei nonni e di tutte le cose che ho imparato nei mesi che vi trascorrevo. Non so chi lo abbia realizzato ma credo sia opera di un taglialegna / guardaboschi che veniva regolarmente a svolgere i lavori in campagna (al quale è legata la memoria di una magnifica casetta di ginestra dove io e la truppa di fratelli e cugini abbiamo giocato per anni!). Un’opera piuttosto basica, di quelle fatte con ciò che si ha a disposizione in quel momento (potrebbero essere getti di nocciolo o di ulivo oltre alle strisce di canna) L’ho sempre tenuto, pur abitando in città e disponendo al massimo di un balcone. Lo abbiamo utilizzato come contenitore per cose diverse e, quando abbiamo abbandonato la città per un piccolo paese dell’Abruzzo montano, è venuto con noi, ritrovando la sua funzione originaria. 

Dopo lo sforzo sovrumano di trasportare quintali e quintali di legna, è giocoforza metterlo in pensione. In ogni caso non è più in grado di trasportare nulla!

Le grandi dimensioni e la forma sono molto utili.

Detto fatto, decidiamo con Elia di chiedere a Nico  se ce ne può realizzare uno della stessa forma e delle stesse dimensioni. Scatto le foto di lato, di sopra, di sotto, di lato, e gliele invio complete di misure.

La risposta non si fa attendere (Nico è per noi un punto i riferimento, abbiamo già parecchi suoi cesti e la mia borsa dell’estate da quest’anno è una sporta deliziosa, perfetta con i miei abiti preferiti, a base di stampe vegetali realizzate da Michela Pasini  o sotto la sua preziosa guida!) con la una precisa richiesta: ‘ma deve essere ovale in alto e rotondo alla base?’. Vado a verificare: caspita. È vero! Non mi ero mai resa conto che questa particolarità fosse una stranezza. La risposta è, assolutamente sì! Deve avere la stessa forma. Libertà invece nella scelta del materiale: deve essere salice, sicuramente più robusto ma, preferibilmente, deve rispettare il gioco di chiaroscuri.

Nel momento di confermare l’ordine, Elia lancia un’idea: ‘senti, facciamogliene fare due!’.

Nel giro di una quindicina di giorni, i cesti sono arrivati a destinazione: bellissimi, solidi e grandi abbastanza da contenere la frutta del nostro giardino di quasi montagna, quella proveniente di terreni di amici e anche quella dalla stessa campagna in cui sono cresciuta di cui mia cugina è strenua custode, i raccolti di erbe selvatiche oppure le pigne per accendere il caminetto. 

Insomma per tutti gli usi di ciò che deve essere contenuto e/o trasportato. 

NOTA BENE: sui cesti – grandi, piccoli, medi – e sulle ceste (per contenere le lane, i miei lavori a maglia, i miei scampoli per esperimenti di tintura e stampa vegetale, ecc.) si basa la mia personale battaglia alle orribili buste di plastica, alle quali ho deciso di opporre strenua resistenza. 

POST SCRIPTUM: per gli amici di Al borgo antico – Navelli, Nico Solimano è presente tutto gli anni alla Sagra dei ceci e dello Zafferano!

TESTO E FOTO: Rosa Rossi


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