Alla scoperta di un frassino (con un libro sottobraccio)

Il parco è sempre lo stesso: quello con l’area gioca dei nipotini.

Anche gli alberi sono sempre gli stessi, sempre al loro posto. Tanti e diversi, come è tipico di un ambiente artificiale come un parco.

Sono un’occasione preziosa per tentarne l’identificazione, di stagione in stagione.

Ci sono varie entrate: quella consueta offre la prospettiva su una fila di salici e il lungo viale dei platani (che, in questo agosto londinese troppo caldo e senza pioggia, cominciano ad accusare la siccità).

Un giorno, ci avventuriamo per una scorciatoia. La prospettiva cambia e ci troviamo davanti un grande albero, con una chioma imponente.

Lo fotografo da lontano, poi mentre mi avvicino continuo a fotografarlo fino a quando riesco a osservare i frutti: le samare oblunghe riunite in grappoli, caratteristiche del frassino.

Come spesso accade, dire frassino è un’indicazione piuttosto generale, più difficile capire di quale specie si tratti (circa quaranta). Guardandolo attentamente, confrontando le foto con altre foto, confortata dalla ‘consulenza’ richiesta nel gruppo Erbacce e dintorni, mi sembra di poter dire che si tratta di Fraxinus excelsior.

Il libro che sto leggendo in questi giorni e che porto con me (appena possibile, lo apro e proseguo nella lettura!), dedicato come è alle piante da giardino con libero accesso alle piante spontanee. Si tratta di Chiacchiere di giardinaggio insolito di Maria Gabriella Buccioli: chiacchiere preziose per capire come è nato un giardino insolito, presentato come uno spettacolo in quattro atti sul palcoscenico della natura, a metà strada tra l’artificio e la spontaneità naturale di uno spazio costruito che lascia libero spazio all’azione del vento.

Peraltro, anche nel parco, tra il prato rasato e i fiori da bulbo, in primavera hanno inevitabilmente accesso le piante spontanee. Un esempio? Il tarassaco, naturalmente: i nipotini ne conoscono il nome solo in italiano (il nome inglese? Dandelion!).

TESTO E FOTO: Rosa Rossi


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