Alla scoperta della città, dalla parte dei bambini

Luoghi da scoprire ce ne sono tanti a Londra.

Tra musei, parchi, farm city c’è l’imbarazzo della scelta. Ci sono però alcune condizioni da verificare.

In primo luogo che siano raggiungibili con i mezzi pubblici. In secondo luogo che il tempo necessario per raggiungere il luogo prescelto sia contenuto. In terzo luogo che siano alla porta di nonni e nipotini.

Una volta verificati questi criteri, si prepara l’itinerario e si programma.

Qualche giorno fa, abbiamo verificato la fattibilità del percorso per raggiungere il Ragged School Museum  (alcune fermate di DLR fino a Limehouse e poi una passeggiata) e siamo partiti. I nipotini ci sono abituati ed è un modo per conoscere la toponomastica della grande città dove vivono, scoprendo piano piano le varie stazioni e a cosa corrispondono.

Il percorso fino a Limehouse è già noto: a poche decine di metri dalla stazione si trova l’Half Moon Theatre, dove sono stati più di una volta. Passiamo davanti al teatro, percorriamo la strada che attraversa Whitehorse Road Park (i parchi londinesi, per quanto piccoli, hanno sempre un fascino particolare!) proseguiamo fino a Stepney Green, giriamo sulla destra fino a superare il ponte sul Regent’s Canal.

L’edificio che ospita il Ragged School Museum si trova proprio all’angolo tra Stepney Green, Copperfield Road e una delle entrate di Mile End Park.

Si entra e ci si immerge in un mondo distante quasi due secoli: siamo in una scuola di metà ottocento, nata dalla necessità di pensare all’istruzione per i bambini poveri, realizzata nella prospettiva di uno stato capace di preoccuparsi anche delle fasce più deboli della popolazione.

All’interno, ci sono molte attività per bambini e molte cose da vedere e sperimentare, tutte seguite e realizzate da numerosi volontari.

C’è la classe con i banchi di legno di una volta (quelli il cui piano si apre per riporre all’interno quaderni e libri), la cattedra, la lavagna e tutto l’occorrente per scrivere. In altri ambienti ci sono vari tavoli con altrettante postazioni per piccoli esperimenti creativi.

Al piano superiore, c’è la ricostruzione di una cucina di epoca vittoriana e alcune bacheche con attrezzi casalinghi, dai più antichi fino agli anni Cinquanta del secolo scorso.

Per i nipotini sono preistoria, per me sono i ricordi della cucina della nonna (il tritacarne, per esempio).

Insomma, un luogo dove i bambini imparano scoprendo e sperimentando, senza neppure rendersene conto. Un modo per immergersi nella storia e guardare alla città attuale che si vede in lontananza – oltre il Regent’s Canal che scorre sotto le finestre – da una prospettiva diversa.

Al ritorno, ho cercato di capire se il nome della via dove si trova l’edificio del Museo (che era l’edificio di una delle scuole!) è casuale o rimanda volutamente al romanzo di Charles Dickens, David Copperfiled. Non sono riuscita a capirlo, ma continuerò a cercare la risposta perché sicuramente l’autore del ‘romanzo sociale’ conosceva questa realtà (anche se non questa scuola in modo specifico) e di questo esiste la documentazione.

TESTO E FOTO: Rosa Rossi


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