Alla scoperta del territorio: la Riserva naturale dei Laghi Lungo e Ripasottile

Sabato, 19 maggio, ci troviamo in Località Pescatore, in uno dei centri visita della Riserva naturale dei Laghi Lungo e Ripasottile.

Sappiamo dell’esistenza della Riserva perché nelle nostre ricerche affrontiamo spesso questioni legate ai colori vegetali e conosciamo un prezioso libro dedicato al guado (isatis tinctoria) da cui si ricava il colore blu (indaco): Il guado. Coltivazione e metodo di estrazione dell’indaco nella Riserva dei Laghi Lungo e Ripasottile, Rieti 2012.

Chi è l’autore? Alberto Lelli, docente, appassionato di piante (quelle tintorie e quelle commestibili) ed esperto di guado reatino.

Il motivo per cui ci incontriamo oggi, in questa struttura, è di interesse comune: un affollato corso di ecoprint di Michela Pasini che presenta un valore aggiunto: l’intero ricavato è destinato alla Casa delle Donne di Amatrice e frazioni. L’associazione ha una storia breve (si è costituita nel novembre dell’anno scorso, all’indomani della violenta scossa di terremoto che ha distrutto la cittadina e i dintorni e causato centinaia di vittime) ma un grande obiettivo (ne parleremo presto nella cronaca del corso!).

Mentre il corso si trova nelle sue fasi iniziali spieghiamo brevemente ad Alberto Lelli il secondo scopo della nostra visita: trovare materiale interessante per la rubrica Multifunctional Garden in No Serial Number Magazine.

Ci propone immediatamente una breve ricognizione a un altro dei centri visita della riserva per osservare da vicino uno dei due laghi compresi nel suo territorio, a pochi minuti di distanza: il lago Ripasottile.

Durante le due ore successive – torniamo in tempo per osservare in diretta il clou del corso di ecoprint! – la conversazione con Alberto si fa di minuto in minuto più interessante: storia antica (dai tempi dell’antica Roma quando la Sabina è stata il primo territorio di conquista per la città che iniziava appena il suo commino di potenza), cultura dei luoghi (ogni pianta che incontriamo è l’occasione per raccontare un aneddoto, una ricetta, un gioco antico), storia recente della piana reatina e della riserva, storia ‘botanica’.

La conversazione, infatti, si riempie di nomi di piante e di osservazione diretta delle piante, intervallata dal canto del cuculo in lontananza, da quello della cannaiole che si sente vicinissimo mentre ci avviciniamo al pontile sull’acqua destinato all’osservazione della fauna tipica della zona (folaghe, germano reale ecc.), dalle nostre esclamazioni (sottovoce, per non disturbare!) nell’osservare i tuffi di una gallinella d’acqua tra il canneto!

Ci avviamo verso un sentiero alla scoperta di un pioppo di grandi dimensioni che merita una visita: lungo il sentiero ‘erbacce’, cespugli e alberi (pioppi e aceri campestri, soprattutto).

Cerco di capire se il pioppo gigantesco è inserito nell’Atlante degli alberi monumentali, frutto del censimento del Corpo Forestale, ma non riesco a capire se è possibile accedervi.

Sulla via del ritorno alla sede del corso, prendiamo accordi per una prossima visita al centro dedicata in modo specifico di guado e di indaco da guado. Ne ricaveremo un articolo con un invito a conoscere la riserva e un approfondimento all’estrazione dell’indaco da guado (questa breve cronaca è solo un’anticipazione!).

Inevitabilmente, il discorso si fa anche ‘politico’, nel senso originario (relativo alla ‘polis’, dunque al territorio e al suo governo) a partire dall’impegno della Riserva nel preservare l’ambiente e far conoscere l’ambiente naturalistico che la caratterizza.

Gli interrogativi sono tanti. Come è gestito il territorio? Quanto si fa per la promozione di queste aree di indubbio interesse naturalistico? Cosa si potrebbe fare per non lasciare le cose in sospeso (come purtroppo spesso capita?). E’ veramente impossibile attirare un turismo consapevole in luoghi che sono abbastanza vicini a città di piccole e grandi dimensioni (ma sembrano distanti anni luce)?

Tutte questioni importanti che meritano tanti altri approfondimenti. Ripensiamo a quante volte abbiamo percorso il raccordo veloce Rieti – Terni per raggiungere l’alto Lazio o l’Umbria, ammirando di sfuggita il panorama.

Alla fine della giornata, non possiamo fare a meno di avviarci lungo un sentiero per raccogliere un mazzo di finocchietto selvatico, rimpiangendo di non aver portato un coltello e un cesto per un rifornimento di cicoria di campo (e non solo)!

La ricetta per il finocchietto? Quella che ci suggerisce al volo Alberto, sicuramente! Poi, per utilizzarlo tutto, andremo a curiosare in un libricino che abbiamo in casa da tempo immemorabile, un’autentica rarità ormai!

TESTO E FOTO: No Serial Number


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4 pensieri riguardo “Alla scoperta del territorio: la Riserva naturale dei Laghi Lungo e Ripasottile

  1. Possiedo il libro di Leli dedicato al guado. Al suo interno sono rivelate alcune tecniche di estrazione del pigmento. Ho provato più volte nel porre in pratica una descritta teoria, basata sull’utilizzo dell’acqua di calce, ma i risultati sono stati fallimentari. Ho coltivato il guado per potermi dedicare all’estrazione del suo pigmento tintorio, ma purtroppo anni di certosino lavoro sul campo non hanno avuto alcun riscontro pratico. Qualsiasi corso atto ad insegnare le tecniche di estrazione da parte di Leli e chicchessia mi trova fortemente motivato. Vorrei tanto rimediare a questa mia mancanza. Se c’è qualcosa o se è previsto un laboratorio ben preciso vi chiedo di tenermi informato. Grazie tanto Alessandro.

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