Alberi, altri alberi e poi, ancora alberi … (parte quarta)

E’ passato qualche giorno dalla terza tappa sui libri dedicati agli alberi.

Sono stati giorni un po’ complicati.

Ci siamo ormai abituati a temperature sempre più miti anche in pieno inverno e le condizioni tipicamente invernali, soprattutto in larga scala, ci sorprendono e sorprendono le istituzioni preposte al controllo e alla manutenzione del territorio.

Così quando la neve arriva si crea una situazione di emergenza e di vero e proprio pericolo con conseguenze, in qualche caso, nefaste.

Così, per qualche giorno, la pila dei libri dedicata agli alberi è rimasta immobile.

Mentre il giardino è ancora completamente sommerso dalla neve e percorso soltanto dalle orme degli innumerevoli gatti che popolano il paese, la pila di libri richiama la mia attenzione.

Il primo nell’ordine è una vera e propria guida attraverso i boschi e gli alberi della penisola: L’Italia è un bosco. Storie di grandi alberi con radici e qualche fronda (2014, Laterza) di Tiziano Fratus viaggiatore, viandante, homo radix secondo la definizione da lui stesso coniata.

E’ uno di quei libri che tengo a portata di mano, che ho letto con grande interesse e che consulto quando ho in programma una passeggiata o un viaggio. L’ho letto, ad esempio, prima di partire per Vico del Gargano (dove avevo un appuntamento con Maria Voto, consapevole erede delle tradizioni della tessitura garganica) proponendomi di vedere il leccio monumentale, centenario, che si trova davanti alla chiesa francescana di Vico e di prolungare la visita per una passeggiata nella Foresta Umbra.

La descrizione di quella passeggiata è confluita nell’uscita di primavera di No Serial Number Magazine. Eccone uno stralcio:

‘A pochi chilometri di distanza dal paese, mentre ci lasciamo alle spalle gli ulivi, ci addentriamo nella faggeta: gli alberi spogli, molti tronchi ricoperti di tenacissima edera, qua e là alcune grandi piante di agrifoglio, il sottobosco coperto da un tappeto di foglie dal caratteristico marrone bruciato dove si affacciano i bucaneve, le foglie dei ciclamini (ancora presto per i fiori), i primi crochi. Non c’è dubbio, la primavera sta arrivando e il cinguettio tra i rami lo conferma. Osservando la densità degli alberi fitti, ai cui piedi pascolano i daini, si comprende il senso del nome (umbra = ombrosa). Immaginiamo come doveva essere nei tempi antichi quando ricopriva fittamente tutto il promontorio …’.

La trattazione di Tiziano Fratus è approfondita e molto documentata. Mentre l’autore delinea la storia di alberi e boschi, cita protagonisti autori libri.

Tra gli altri, un libro – anzi, un libricino – di Mario Rigoni Stern con un titolo che suona antico: Arboreto salvatico (1991, Einaudi). E’ proprio questo il titolo: due soli termini, un sostantivo quasi latino [lat. tardo arboretum, da arbor «albero»] e un aggettivo italiano, sì ma in una variante regionale. Ma qual è il significato preciso di ‘arboreto’?

In questi casi una veloce ricerca nel vocabolario Treccani online fuga ogni dubbio:

‘una raccolta di alberi e di arbusti, che vengono studiati dal punto di vista botanico-sistematico, forestale, ecologico, estetico, ecc., con lo scopo principale di seguire il loro comportamento per un’eventuale acclimazione come piante utili (essenze forestali, da ornamento e simili)’.

Il libro di Mario Rigoni Stern (1921 – 2008) è dunque una raccolta di alberi. Gli alberi sono quelli che ha piantato anno dopo anno vicino alla sua casa (nei pressi di Asiago) fino ad ottenere un ‘arboreto’. E’ il risultato di motivazioni estetico-sentimentali piuttosto che di studio e ricerca, come lo scrittore afferma nell’introduzione.

Da questo arboreto personale è nata una raccolta di brevi testi che descrivono ciascuna specie con le caratteristiche principali, notazioni storiche, aneddoti. Insomma l’arboreto si è trasferito sulla pagina scritta. In un certo senso, è diventato una guida, di tutt’altro genere ma sicuramente gradevolissima e preziosa, perfettamente in linea con la conoscenza diretta della natura che Mario Rigoni Stern ha fatto confluire nei suoi scritti.

TESTO e FOTO: Rosa Rossi – No Serial Number


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