Alberi, altri alberi e poi, ancora alberi … (parte prima)

Uno dei vantaggi dei social media è la possibilità di entrare in contatto, anche solo virtualmente, con realtà lontane. Un’affermazione quasi ovvia e che, apparentemente, non ha nulla a che fare con gli alberi del titolo!

Nella realtà è fondamentale per gli alberi che vi voglio raccontare.

Dunque, all’inizio di novembre ho ricevuto l’invito a partecipare a uno degli Aperitivi culturali organizzati dall’Associazione culturale Itzokor di Cagliari. Matteo Tatti me li invia regolarmente da quando siamo entrati in contatto durante le mie ricerche di realtà artigianali da raccontare. Naturalmente mi è impossibile partecipare fisicamente – la sede di No Serial Number Italia si trova in Abruzzo – ma è un modo per seguire la loro programmazione e, perché no, in punto di partenza per ulteriori approfondimenti.

Qualcosa è scattato per l’evento dedicato al testo di Fiorenzo Caterini sul disboscamento in Sardegna.

Fiorenzo Caterini, Colpi di scure e sensi di colpa. Storia del disboscamento della Sardegna dalle origini a oggi.

La prima cosa che ho fatto è stata verificare il sito di  Carlo Delfino Editore, salvo scoprire che la spedizione è prevista solo in Sardegna. Non mi sono data per vita e, dopo aver verificato anche l’impossibilità di ordinarlo in una libreria della capitale, ho optato per l’ordine tramite Amazon.it.

Dovevo avere il libro in questione. Capisco che può sembrare strano un desiderio di questo tipo perché l’argomento è specifico e specialistico e, per di più, dedicato alla realtà isolana.

Peraltro, dalle informazioni che avevo messo insieme, avevo ricavato l’idea di un testo fondamentale, dal quale ricavare informazioni senz’altro vere e documentate per la Sardegna ma, con buona probabilità, importanti anche per altre realtà, almeno nelle linee generali.

Quando finalmente il libro è arrivato, ho avuto conferma delle mie impressioni. L’autore, facendo tesoro delle sue competenze professionali (nel Corpo Forestale) e culturali (all’attivo studi in Beni Culturali e Antropologia), ha raccontato la realtà della Sardegna a partire dalle origini dal punto di vista naturalistico e ambientale. In tre capitoli molto densi di storia e di cultura racconta l’isola dal punto di vista dei suoi abitanti originari, i boschi, seguendone le trasformazioni e il mutare di significato e importanza, di pari passo con le trasformazioni economiche più recenti. L’ultimo capitolo, il quarto, ha un titolo inquietante (Disboscare il mondo) e conferma anche la mia intuizione iniziale: di fatto è un testo dedicato alla Sardegna ma con lo sguardo rivolto all’ambiente in generale, oltre la Sardegna.

Detto questo, non sapendo scrivere realmente recensioni, confesso di non averlo letto tutto. Ho letto la presentazione, la premessa, la conclusione, la bibliografia, alcune pagine qua e là. E’ un modo di procedere forse bizzarro ma dovuto a motivazioni precise. Ritengo che sia un libro da studiare più che da leggere, poi da rileggere e tenere come punto di riferimento: fa parte di quei libri che rimangono sempre vicini sulla scrivania, salvo cambiare ordine nella pila che a volte si fa pericolosamente alta.

D’altra parte mentre pensavo a come parlarne, ho riflettuto alle motivazioni profonde che mi hanno spinto a comprarlo e a recuperare, giorno dopo giorno, altri titoli dalla libreria che mi tornavano alla mente e che, come questo, ho letto (o non ho letto ancora) in tempi molto diversi.  Perché non è il primo libro dedicato agli alberi che entra nella mia libreria. Diciamo che ce ne sono molti, dedicati agli alberi e alle piante in genere. Non ho conoscenze approfondite ma osservare gli alberi dal vero (nei boschi, in campagna, nei parchi cittadini) è un’abitudine di sempre così come leggere libri in cui gli alberi abbiano un ruolo centrale.

Ho tutto un elenco di libri di questo genere, dai più impegnativi ai più semplici (per esempio, quelli illustrati per bambini) che leggo e, spesso, rileggo.

Penso che il fascino particolare di questi libri affondi le sue radici nell’infanzia, trascorsa per molti mesi all’ombra dei tigli e di alcuni magnifici esemplari di cedri del Libano e con memorabili escursioni tra i castagni e i faggi dei Monti Cimini (dove tra l’altro è in programma un dissennato programma di disboscamento di una parte importante della faggeta storica!).

Non so se può bastare a spiegare perché Colpi di scure e sensi di colpa è ora in cima alla pila di libri che in qualche modo parlano di alberi ma basta per avere voglia di riprendere prossimamente il discorso e tracciare una sorta di mappa dei libri dedicati agli alberi da leggere, rileggere o proporre per la lettura.

TESTO E FOTO: ROSA ROSSI


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2 pensieri riguardo “Alberi, altri alberi e poi, ancora alberi … (parte prima)

  1. […] Tante utopie, sicuramente, annegate con la corsa al miglioramento – indispensabile – che non si è più arrestata, in barba alle sue conseguenze. Sicuramente già allora gli alberi non erano così fitti nel territorio ligure (Ombrosa, ‘adombra’ un paese ligure, quale non si sa!) ma con altrettanta sicurezza è vero che, per rincorrere il progresso, il disboscamento da allora in poi è aumentato (Colpi di scure e sensi di colpa, pp. 127 seguenti, per la ricostruzione storica. Ne ho parlato nella prima parte). […]

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