A tavola con la natura. Presentazione di ‘Mangiare i territori’, un progetto di etnogastronomia

No Serial Number (l’associazione e il blog italiani; il magazine e il blog inglesi) è il risultato di una presa di coscienza sulla sostenibilità e sulla necessità di trasferire l’idea di sostenibilità dal piano della riflessione personale e dei tentativi isolati di realizzare stili di vita sostenibili a quello dell’impegno pubblico (ricercare, sperimentare e promuovere stili di vita sostenibili in ogni ambito).

Sapevamo di dare inizio a un’attività che, potenzialmente, poteva diffondersi a macchia d’olio e che avrebbe comportato ricerca, studio, contatti, ecc.

Stiamo lavorando per ampliare la rete e, ogni giorno che passa, ci rendiamo conto che non si tratta di una sola rete ma di varie reti che si intersecano tra di loro, arricchendo le esperienze di tutti e contribuendo a creare consapevolezza.

Ora, voi direte: ‘come mai un articolo con questo titolo ha bisogno di questa premessa?’.

Ve lo spiego subito: perché l’articolo nasce da un incontro recente con una realtà che incarna perfettamente l’idea di integrare esperienze diverse in un solo progetto.

Il titolo del progetto: Mangiare i territori.

Cerchiamo di presentarvelo. Tutto è avvenuto tramite la condivisione di un articolo – Donne di montagna, dalla Val Maira alla Bolivia  – da parte di Patrizia Palonta, presidente del Coordinamento Donne di Montagna, attivo in Bolivia già da alcuni anni per realizzare alcuni progetti volti alla ripresa artigianale e agricola di una zona gravemente danneggiata dal modello consumistico di sviluppo.

Proprio da altre montagne, le Prealpi biellesi, ci ha contattato Pietro Ganni: ci ha mandato una mail molto interessante, abbiamo parlato a lungo per telefono, ci ha fornito tutto il materiale informativo sul progetto che intende portare avanti e abbiamo convenuto insieme che sarebbe molto interessante dedicare alcuni articoli alle esperienze e gli eventi che verranno realizzati nell’ambito del progetto per dare visibilità al lavoro.

Ci siamo trovati davanti ad un materiale molto interessante, di notevole spessore culturale e scientifico. Insomma, ci siamo messi a studiare!

Il progetto di Pietro  – cuoco, ricercatore e facilitatore gastronomico, alpinista, studente iscritto all’ UNISG – Università degli Studi di Scienze Gastronomiche – è realizzato autonomamente con il supporto di un’associazione – Ethnobotanic and Ethnogastronomic Diversity of  the Alps Association – Biella Department – che ha costituito con l’amico Marco Maffeo, esperto nel recupero di biotas – biodiversità, e dell’omonimo gruppo Facebook, volutamente riservato agli addetti ai lavori.

Proviamo a spiegare di cosa si tratta.

L’idea su cui si fonda è quella di esplorare comunità dove si vive ancora a contatto con la natura e dove comunque arrivano i riflessi della società consumistica che rischiano di distruggere le tradizioni e le tipicità sviluppate nel tempo.

Il lavoro parte dalla consapevolezza della stretta relazione che esiste tra gastronomia, ecologia e ricerca, proponendo a piccole realtà locali – rifugi, osterie, piccoli ristoranti, ecc. – di realizzare incontri, eventi (pranzi, cene, merende, …) fondati su principi di sostenibilità:

  • tutela e promozione delle diversità biologiche locali;
  • diffusione dei saperi culturali ambientali e dei gusti gastronomici, locali e globali, indicati solitamente con le sigle TEK, LEK, GEK (Traditional – Local – Global Environmental Knoledges);
  • reinterpretazione delle tradizioni – e pratiche- agricole e gastronomiche;
  • sostegno della resilienza delle piccole comunità locali in termini di conoscenze botaniche, etnografiche, gastronomiche e agricole.

La realizzazione di questo programma in termini di valorizzazione di piatti che prevedono un utilizzo maggiore di ingredienti spontanei e locali (con metodi di preparazione innovativi e comunque sostenibili) rispetto a quelli convenzionali, o che non appartengono ad uno specifico contesto territoriale, ha un potenziale enorme: favorisce, in molti casi, il rispetto e benessere delle società umane e del cibo in differenti ambienti.

Quanti avranno il privilegio di partecipare a queste degustazioni presso le strutture che aderiranno al progetto avranno modo di gustare i piatti di quella che Pietro definisce ‘gastronomia etnobiologica’ (NOTA), proposti da facilitatori gastronomici (interni al progetto) in collaborazione con i cuochi e lo staff delle strutture interessate in vista di una rivalutazione delle risorse locali e delle tradizioni. Il tutto sarà realizzato in una chiave attuale anche in termini di design e di presentazione dei piatti.

A presto, con articoli dedicati a specifici eventi, raccontati dai protagonisti.

NOTA: il concetto di ‘gastronomia etnobiologica’ è al centro dell’attività di ricerca di Andrea Pieroni  professore di Food Botany, Ethnobotany, and Ethnobiology University of Gastronomic Sciences presso la UNISG (Pollenzo – Bra) e può essere studiata nei testi accademici.

TESTO: No Serial Number

FOTO: Pietro Ganni – EGDA


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