A proposito di libri e alberi. Alcuni libri impossibili, almeno nell’originale!

Ci sono libri che hanno bisogno di una premessa sulla mia storia personale.

Faccio parte di una generazione che, entrando alle scuole medie, trovava un’offerta relativa all’insegnamento delle lingue impostata prevalentemente sul francese. Grande lingua di cultura e di scambio per secoli, superata nei fatti dagli esiti –  anche linguistici – della seconda guerra mondiale. Insomma, un discorso complicato.

E’ inutile soffermarsi sugli esiti di questa scelta (aggravata nel tempo, da quella delle figlie di studiare in UK e di rimanervi stabilmente) a partire dal fatto che mi obbligano a parlare esclusivamente in italiano con i nipotini (che, peraltro, se tento qualche frase minima in inglese, mi guardano con un’aria tra perplessa e disgustata!).

Per tornare ai libri. In particolare di libri dedicati agli alberi, il mio problema è che la passione supera, almeno idealmente, anche le barriere linguistiche.

Il risultato?  Se con il mio approccio superficiale alla lingua inglese capisco che il contenuto di un libro è di mio interesse, complice il formato e le illustrazioni, lo compro, me lo tengo vicino, leggo ogni tanto qualche frase con aiuto di dizionario e traduttore (online!) e cerco di captarne i contenuti in ogni modo.

Recentemente, mi è capitato con un libro che già dal titolo mi è apparso assolutamente imperdibile: A Journey Through Trees di Roger Deakin (2007). Anche se lo sforzo di leggerlo in inglese sarebbe per me enorme è comunque un modo per aumentare un po’ la mia familiarità, inevitabile e, direi, strumentale (cioè dettata dalle esigenze) con la lingua.

Naturalmente non mi accontento di avere il libro, cerco notizie sull’autore, sulle sue pubblicazioni, insomma mi piace crearmi una rete di informazioni che si va ampliando fino a trovare altri libri da accostare al primo!

Ed eccomi qui a raccontarvi questa rete.

Dal momento che del libro in questione, almeno per ora, non posso dirvi molto in prima persona, condivido intanto con voi il fascino dell’indice, che vi propongo con una foto, e vi racconto a quali risultati sono arrivata seguendo le tracce di Roger Deakin.

In primo luogo la ricerca mi porta a un altro testo dello stesso autore, dal titolo altrettanto interessante: Notes from Walnut Tree Farm, tratto dal diario della vita nella campagna inglese che l’autore ha redatto con regolarità per alcuni anni. Si tratta di una selezione di testi pubblicata dopo la morte prematura dell’autore.

In secondo luogo, al sito di Common Ground, una Charity (ossia, un’associazione senza scopo di lucro) fondata nel 1983 da Roger Deakin, insieme ad altri, per studiare modi innovativi per mettere in relazione le persone con la natura del loro territorio. Non disdegnate una visita al sito: scoprirete che ne vale la pena.

In terzo luogo, alla scoperta – fondamentale – che i due testi in questione esistono in traduzione italiana. Eccoli qua:

Roger Deakin, Wildwood. A Journey Through Trees, Penguin

Roger Deakin, Un anno a Walnut Tree

Anche di questi non ve ne posso parlare ancora, ma potrò farlo in un prossimo futuro: li ho ordinati e dalla settimana prossima potrò finalmente gustarmeli (con la soddisfazione di avere accanto almeno uno dei due in lingua originale!).

Intanto, sul sito della casa editrice che li pubblica in traduzione ho trovato una frase tratta  dal diario:

I libri sono come semi: si aprono alla vita quando li leggiamo, dispiegando il loro intreccio. Sento il bisogno di circondarmi tanto di alberi quanto di libri, e costruire gli scaffali della biblioteca è come piantare un bosco.

Avrei potuto resistere a una frase come questa? Impossibile.

E non appena l’ho letta, mi è tornato in mente un altro testo, anche questo di un autore inglese – Richard Mabey  http://richardmabey.co.uk   -, questa volta acquistato direttamente in italiano: Elogio delle Erbacce (2010, Ponte alle Grazie).

Il titolo inglese? Eccolo: Weeds. How vagabond plants gatecrashed civilisation and changed the way we think about nature. (‘Erbacce. Come le vagabonde si sono introdotte nella civiltà e hanno cambiato il nostro modo di pensare la natura’ ma l’inglese gatecrashed vale ‘entrare senza invito (ad una festa)’ quindi, con un modo di dire tipico di Roma e dintorni, si potrebbe rendere ‘si sono imbucate’). E’ tutto un programma: un libro eccezionale che parte dalla botanica (dalle erbacce, in particolare, ma anche da tanti dintorni, anche i più impensati) per parlare di storia dal basso, dalla terra, dal fango, dai semi e dai loro incredibili percorsi. Chi di voi è appassionato di erbacce (penso agli innumerevoli amici di Erbacce e dintorni!) non deve lasciarselo sfuggire, a patto di essere disposto a leggerlo con un atlante a portata di mano (va benissimo Google Maps)!

 

Dopo questa ‘deviazione’ nel mondo delle erbacce, mi piace chiudere questa tappa tornando agli alberi. In questo caso il libro è in inglese, ma assolutamente abbordabile: si tratta di un piccolo libricino illustrato e, per di più, ‘antico’: The Ladybird Book of Trees (1963). L’indice è un elenco di 45 nomi di alberi ad ognuno dei quali corrisponde una breve descrizione e un’illustrazione.

Ve lo presento soltanto, nella foto. Il racconto lo rimando alla prossima tappa: le notizie che trovo sono interessanti, il formato e le illustrazioni ci riportano indietro di oltre mezzo secolo. Vale la pena dedicargli un po’ di spazio in più!

TESTO E FOTO: Rosa Rossi – No Serial Number


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