A proposito del colore viola

Anche un commento a un articolo può diventare un articolo! E’ il caso di questo intervento di Sandro Nonnoi al margine di Tessitura, filatura, tintura … antiche di millenni eppure attuali! dedicato alla tessitura come forma di resistenza al prodotto industriale. Tra gli altri, citavo il colore viola dei filati presenti nel cesto di una tessitrice d’eccezione, Elena (nell’Odissea). Proprio al proposito del viola, Sandro Nonnoi, ha proposto le riflessioni che seguono sul colore come fatto culturale e sulle varie modalità per ottenerlo da materiali vegetali. Alcune riflessioni sono confluite in un quaderno di appunti artigianale – Tintorario – che potete vedere nelle foto.

Il viola, colore dai molteplici significati, nel corso dei secoli è stato considerato alla stregua di una variante del blu o addirittura assimilato al nero.

Per gli antichi egizi, il nero rappresentava l’indistinto primordiale, ordinato in seguito in un sistema coerente, rappresentato dal nostro universo. E’ un “colore” che contiene una potenzialità generatrice, come ritenevano i Sumeri che identificavano con il nero o il  viola le profondità abissali. Le acque originarie – ‘fons et origo’ -, primordiale supporto ad ogni atto creativo, simboleggiano con le loro plumbee tonalità la fecondità nei miti e nelle cosmogonie.

Nel capitolo LXIV del LIBRO DEI MORTI, l’antico testo funerario egizio, Osiride, una delle principali figure teologiche della civiltà egiziana, era rappresentata con la pelle nera, sia per le sue relazioni con la morte sia  come portatrice di fecondità, dunque la morte era intesa non come fine ma come continuo cambiamento, trasformazione, strettamente legata con l’atto riproduttivo.

Ma con il viola e il nero veniva anche identificata la fine di tutto, il nero che chiude un ciclo esistenziale e che non promette nient’altro dopo di sé. Nei modelli culturali più moderni, le tonalità cromatiche più scure contrassegnano i momenti più spiacevoli di un’esistenza, dovuti all’incontrollabile quotidiano incedere. Le diverse varianti dei blu, viola, neri sono generalmente legate all’ignoto, al mistero, alla mancanza di consapevolezza che ottenebra la mente e frena l’azione. L’angoscia del distacco dalla vita o per la perdita irreversibile di una persona cara, spesso mediata dalla certezza che la fine terrena rappresenta soltanto un momentaneo mutamento, viene espressa a livello sociale dal lutto, condizione adottata da diversi popoli e manifestata dal colore scuro dell’abbigliamento.

Il colore viola oltre che con il legno di campeggio può essere ottenuto utilizzando bacche di mirto o di sambuco. Il procedimento tintorio, con entrambe queste specie vegetali, non richiede il processo di mordenzatura. Il colore del sambuco tuttavia non è stabile all’azione della luce.

Con il fungo di malta  è possibile conferire a filati e tessuti particolari varianti molto calde e stabili di viola.

Essendo un colore secondario, il viola può essere ottenuto anche mediante un’accurata miscela dei due colori primari (rosso e blu).

Purtroppo non sempre queste mescolanze, logiche dal punto di vista teorico, trovano una loro corrispondenza a livello applicativo. L’impiego della robbia (rosso) e dell’indaco da guado (blu) sullo stesso filato, tramite due bagni successivi e sequenziali, ad esempio, non permette di ottenere alcuna tonalità violacea. La risultante dei due bagni è un banale grigio più o meno intenso. La Robbia selvatica, simultaneamente apportatrice anche di pigmenti luteinici (gialli), condiziona drasticamente il risultato finale, con la sommatoria dei tre colori primari (giallo, blu e rosso).

L’utilizzo della cocciniglia (rosso), invece, dà risultati migliori: il suo utilizzo su un filato tinto con indaco da guado (blu) permette di raggiungere l’obiettivo prefissato (viola).

TESTO: Sandro Nonnoi

FOTO: No Serial Number


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