A piedi per viottoli di campagna 

Le giornate si sono accorciate, è settembre ormai inoltrato.

Prima che faccia buio, una passeggiata nella piana è piacevole. Camminando ‘senza meta’ per il piacere- salutare – di camminare, in realtà, una meta si trova sempre. Anche più di una.

Guardare la piana da una prospettiva diversa, per esempio.

O curiosare tra le piante per sorprendere e immortalare qualche insetto di cui spesso non so il nome.

O anche osservare gli alberi. Molti li conosco ma capita sempre di buttare l’occhio su un esemplare che non conosco, anche se sono passata tante volte nello stesso posto.

Qualche sera fare nei pressi di Centurelli , la meta si è materializzata in alcune piante di finocchio, fiorite al punto giusto per insaporire un piatto di patate a tocchetti in padella. Le abbiamo comprate qualche giorno fa al Mercato contadino dell’Aquila (ci piace comprare dove è evidente che non esiste una varietà di patata ma tante varietà. E ogni volta scegliamo una varietà diversa).

Ricca del mio mazzetto di fiori di finocchio, procediamo lungo la strada bianca, immortalando una coccinella, un bruco e un graphosoma italicum, che ho imparato a conoscere nel giardino e nei campi intorno a Navelli.

Coccinella (coleottero), bruco (lepidottero) e graphosoma italicum (rhynchota) si trovano tutti sulla stessa pianta, un vero condominio per insetti (c’è anche un ragno ma vedo solo la tela!).

Il bello è che non so identificare la pianta: si tratta di un’ombrellifera, sicuramente, ma non è finocchio. Molto più grande e senza il caratteristico odore. Lo scoprirò (ma devo tornare per scattare qualche foto).

Procedendo ci avviciniamo a una piantagione di noci. Non posso sbagliare. Conosco bene il noce (Juglans regia). C’è qualcosa di strano, però: moltissimi sono noci ma molti altri non sembrano noci. Guardiamo meglio: il tronco è molto simile, il frutto più grande e rotondo, le foglie composte come per il noce da frutto. Ma, distribuite su ciascun asse centrale si trovano una ventina di foglioline (in numero dispari) molto più strette e più lunghe. 

Insomma, sembra un noce ma non so che tipo di varietà sia. 

A casa, chiedo aiuto nel gruppo Amici degli alberi da dove mi arriva la conferma che si tratta di una varietà di noce, juglans nigra.

Chissà chi li ha piantati e per quale uso. Da quello che ho capito di questa varietà si usa il legno mentre il frutto non è commerciabile pur essendo commestibile. E soprattutto non dovrebbe trovarsi accanto a una piantagione di Juglans regia, da frutto.

Ho imparato tanto anche da questa una passeggiata all’imbrunire. E molto altro c’è sicuramente da imparare. Per esempio: posso usare le foglie nei miei esperimenti di stampa vegetale?

 

TESTO E FOTO: Rosa Rossi


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