Artingegno, uno spazio per l’artigiano slow

Il 27 e 28 maggio si è svolta presso Agrilab, azienda agricola e birrificio artigianale alle porte di Roma, la seconda edizione di Artingegno, festival dell’artigianato slow, organizzato da me e da Alexander Terragno.

Artigianato slow: potrebbe sembrare una tautologia, eppure bisogna partire dal presupposto che, oggi, ciò che viene definito “artigianale”, spesso, ha ben poco a che vedere con le lavorazioni manuali, con una produzione a misura d’uomo e dunque sostenibile e, per intendersi, con le botteghe intrise d’arte, polvere e maestria di un tempo.

“Artigianale” ai giorni nostri definisce un metodo di produzione che introduce macchinari sempre più sofisticati e automatizzati per realizzare in serie, di più, a minor costo e poter essere competitivo con le produzioni industriali.

L’artigiano slow non vuole entrare in questa competizione perché punta esclusivamente sulle peculiarità di processi produttivi spesso antichi quanto l’uomo, ancora vivi e ricchi di fascino. Per questo motivo, i suoi oggetti sono unici, progettati in prima persona, dal progetto alla scelta e lavorazione dei materiali, fuori dagli schemi di obsolescenza programmata tipica della produzione ‘artigianale’ o industriale.
Si tratta di oggetti realizzati manualmente con ritmi di lavorazione in netta contrapposizione con quelli ai quali oggi siamo abituati.

L’artigianato non è arte (immobile nel tempo) e non è prodotto industriale destinato a durare il meno possibile ma, “Tra il tempo senza tempo del museo e il tempo accelerato della tecnica, l’artigianato è il battito del tempo umano” (Octavio Paz, L’uso e la contemplazione, 1973).

Dunque, se per altri ottimizzare il tempo significa produrre più cose possibili, l’artigiano slow ottimizza il tempo impiegandolo per dare forma a qualcosa di bello, durevole e sostituibile solo da un altro manufatto, simile ma diverso.

Artingegno è un progetto che vuole dare voce a questa bellezza e all’unicità di ciò che nasce attraverso gesti che si ripetono quasi immutati dalle origini dei tempi, ma che è sempre diverso.

Durante il festival non solo è stato possibile ammirare moltissimi manufatti, ma anche vedere come prendono forma e sperimentare in prima persona.

L’idea che si trova alla base di Artingegno è  quella di coinvolgere il pubblico per fargli comprendere tutto il lavoro, la dedizione e le competenze che sono dietro a quegli oggetti.

 

Siamo abituati a vedere di tutto e forse il progresso tecnologico ha un po’ atrofizzato la capacità di meravigliarci, eppure di fronte ad un filo che, tessuto, si trasforma in trama, a un ramo che, intrecciato, diventa cesto, oppure a un legno che diventa scultura, o all’argilla che diventa vaso, non possiamo che riempirci gli occhi di stupore.

 

Artingegno, festival dell’artigianato slow è un progetto di Claudia Di Mario e Alexander Terragno

TESTO: Claudia Di Mario

FOTO: Alexander Terragno

 


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